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Eduardo, Titina e Peppino negli anni Trenta |
Si tratta di una breve storia dal sapore agrodolce, con alcuni spunti comici che però non prevalgono sul tono dimesso che caratterizza l'intera situazione. La scena si svolge sulla terrazza di un'abitazione piccolo borghese. Gaetano Piscopo è un modesto impiegato, vedovo e con due figlie da sistemare. La sua maggior preoccupazione non consiste tanto nel dover far quadrare i conti per tirare avanti decorosamente, quanto nel sentirsi costretto a «mantenere come meglio può le apparenze», come si conviene alle persone del suo ceto sociale. Per cercare di accasare in maniera dignitosa le sue figlie Maria e Margherita, organizza delle piccole festicciole in terrazza a cui partecipano pochi amici. Per non sfigurare e per offrire agli ospiti un rinfresco appena decente, Gaetano si trova a dover contrattare con le ragazze sulla cifra da "investire":
MARGHERITA: [...] Maria ha detto che voi non volete far toccare più di quindici lire, e che ce accattiamo? Siamo più di dieci persone. Se vogliamo offrire solamente le pizze, pure bisogna farle fare di due lire l'una, mo quelle di una lira le fanno tantelle; e un frutto ce lo volete dare? Quello Arturo ha mandato tre fiaschi di vino e una guantiera di paste di Caflisch che ce le possiamo buttare per la faccia, noi poi ce ne usciamo con quidici lire... Se poi ci dobbiamo far dire che siamo pirchi di dietro...
GAETANO: insomma, quanto ce vo' pe' fa' stu ricevimento al signor Arturo?
MARGHERITA: Voi è inutile che fate caricature, perché così succede che chiunque si presenta con qualche intenzione... dopo il secondo giorno se ne scappa, e noi restiamo per la vetrina. Ci vogliono per lo meno una quarantina di lire per comprare pure i frutti.
GAETANO: Pigliateve 'e quaranta lire e nun m'affliggete... Accussì mettimmo ll'uoglio 'a copp' 'o peretto.
Tra gli invitati vi sono Arturo e Vincenzino, il primo completamente cieco ed il secondo molto miope. Nonostante le rispettive menomazioni i due sono ragazzi allegri che giungono ad animare la riunione nella quale, prima del loro arrivo, la conversazione languiva. Le chiacchiere dei presenti disturbano il sonno di Salvatore, un vicino che fa l'operaio e deve andare a letto presto per recarsi a lavorare nel cuore della notte. Il poveretto viene anche sbeffeggiato dai ragazzi divenendo vittima di uno scherzo organizzato a sue spese.
Arturo e Vincenzino aspirano a sposare le due figlie di Gaetano e nel corso della festa si dichiarano alle ragazze. La scena si conclude con il doppio fidanzamento, prontamente accettato da Gaetano che acconsente immediatamente alle richieste dei due giovani poiché, come è andato ripetendo dall'inizio, «chelle s'hann'a mmaretà». I promessi sposi, del resto, consapevoli di essere dei modesti partiti, vedono nelle due sorelle, che non portano nulla in dote, una possibilità di avere accanto una moglie che si prenda amorevolmente cura di loro.