domenica 4 dicembre 2011

Lo Scoiattolo di Luisella

Ieri ricorrevano i cento anni dalla nascita di Nino Rota, uno dei maggiori compositori italiani. Rota è stato autore di numerose colonne sonore di film, definito spesso come "il musicista di Fellini" e premio Oscar per la colonna sonora del film "Il padrino parte II".

Tra le sue innumerevoli collaborazioni vi è stata anche quella con Eduardo. Probabilmente in questo contesto il suo lavoro più noto è l'opera lirica "Napoli milionaria!", con libretto dello stesso Eduardo e presentata alla serata inaugurale del Festival dei Due Mondi di Spoleto il 22 giugno 1977. Già da molti anni tuttavia i due avevano lavorato insieme e Rota aveva composto diverse colonne sonore per Eduardo: nel 1950 per la versione cinematografica di "Napoli milionaria!", nel 1951 per il film "Filumena Marturano", nel 1966 per il film "Spara forte, più forte... Non capisco" con Marcello Mastroianni, tratto dalla commedia "Le voci di dentro". Nel 1971 scrisse le musiche per lo spettacolo "Ogni anno punto e da capo", rappresentato al Piccolo Teatro di Milano con Ombretta Colli, Franco Parenti e Paolo Graziosi. Partecipò alla "Lieta serata con Eduardo e i suoi  compagni d'arte", organizzata dall'impresario Carlo Molfese al Teatro Tenda di Piazza Mancini a Roma. In questa occasione compose la musica per un balletto interpretato da Carla Fracci, ispirato alla scena finale di Filumena Marturano. Tra il 1975 e il 1981 scrisse le musiche per le edizioni televisive di alcune commedie: "Lu curaggio de nu pompiere napulitano", "Li nepute de lu sinneco", "'Na santarella", "'O tuono 'e marzo", "Quei figuri di trent'anni fa" (insieme ad Eduardo fecero un adattamento di musiche d'epoca) e "Il contratto".

Luisella ritratta da Titina
In un'altra occasione tuttavia Eduardo e Nino Rota avevano realizzato qualcosa insieme e fu una circostanza strettamente legata ad una vicenda personale che aveva profondamente segnato Eduardo. Il 5 gennaio 1960 la sua amatissima figlia Luisella, nata nel settembre del 1949, morì a causa di un'emorragia cerebrale. Nel suo libro del 1971 "'O Canisto" Eduardo le dedica un capitolo, con la poesia "Pazzianno c' 'o suonno" e con un ricordo personale. Racconta che la bimba ogni giorno, tornando da scuola, non mancava mai di portargli un piccolo regalino, qualcosa acquistata su una bancarella, oppure un fiore, una foglia dalla forma o dai colori particolari. Un giorno però, essendosi trattenuta a scuola più del solito per completare un tema, non aveva fatto in tempo a portargli nulla. Era però ansiosa di raccontare a suo padre la storia che aveva scritto nel componimento e, come scrive Eduardo «il regalo me lo fece lo stesso...».

La storia è quella di uno scoiattolo che non ha i denti e che quindi non riesce a mangiare. Nel bosco in cui vive passa un re, che gli promette una polvere magica in grado di farglieli spuntare. In cambio però lo scoiattolo deve recarsi a corte e preparare un sontuoso banchetto per lui ed i suoi illustri ospiti. Il piccolo roditore accetta ma la preparazione del pranzo  si rivela più lunga e complicata del previsto, tanto che il re minaccia di decapitarlo. Quando finalmente tutto sembra essere pronto, lo scoiattolo, specchiandosi nel coperchio di una pentola, si accorge che, anche senza polvere magica, gli sono spuntati i denti. Stanco ed affamato mangia tutto quello che aveva cucinato e fugge via dalla reggia, lasciando il re e tutti i suoi ospiti a bocca asciutta.

Da questo racconto Eduardo scrisse il libretto per un'Operina in un atto per bambini, "Lo scoiattolo in gamba", con la musica, appunto, di Nino Rota. Nel Canisto Eduardo riporta il testo del libretto e, a conclusione del capitolo, scrive:

«...Adesso Luisella tiene vent'anni... Il tempo passa, come no! Per una ragazza bella come lei, moderna, allegra e con tutta la gioia di vivere che ha, si giustifica in pieno l'indifferenza che prova per i ricordi d'infanzia; io però, a sua insaputa, questo "Scoiattolo" l'ho voluto mettere nel Canisto. Lei non lo darà a vedere, ma in fondo ne avrà gioia».

giovedì 10 novembre 2011

"Tu mi cai..."

Tre calzoni fortunati è una commedia di Eduardo Scarpetta scritta nel 1894 e che Eduardo riadattò sul finire degli anni '50 in forma di farsa sulla società italiana che stava cambiando. 
Le modifiche apportate da Eduardo furono dettate sia dalla volontà di attualizzarla al proprio tempo, sia da esigenze della sua compagnia: in due piccoli ruoli recitarono infatti anche i suoi figli, Luca e Luisella.

Nell'originale di Scarpetta il protagonista era Pulcinella, sostituito da Eduardo con Vincenzo Fiorillo che tuttavia, della maschera napoletana, conserva alcuni tratti, non ultima la fame atavica. 
Nella tradizione comica uno dei temi classici è quello della "missiva", della lettera che, sia che venga scritta, sia che venga letta, rappresenta una sorta di impresa titanica da compiere per lo sventurato che vi si cimenta.
In questa scena Vincenzo legge una lettera inviatagli da suo fratello. Eduardo riesce in maniera mirabile a rendere lo sforzo sovrumano che il personaggio compie per riuscire ad interpretare la scrittura, a comprendere il senso di parole astruse ed a ricostruire intere frasi prive di qualunque forma di punteggiatura. 




venerdì 4 novembre 2011

Un convegno dedicato alle famiglie Scarpetta e De Filippo

Si terrà a Napoli il prossimo 16 e 17 novembre un Convegno organizzato dal Polo di Scienze Umane e Sociali, Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II di Napoli, in collaborazione con Napoli Teatro Festival, dal titolo "Una famiglia di artisti. Gli Scarpetta e i De Filippo".



Durante la due giorni sono previste sette sessioni ed una tavola rotonda conclusiva. Questi gli interventi in programma:

       Mercoledì 16 novembre
  • Nel vestibolo del moderno tra riesumatori e rivoluzionari. Autori e famiglie teatrali a Napoli (1885-1925) - Toni Iermano
  • Scelte linguistiche di Eduardo De Filippo tra origini scarpettiane e italiano contemporaneo - Nicola De Blasi
  • Famiglie teatrali tra legami di sangue e legami d'arte - Luca De Fusco
  • La famiglia in scena - Adriana Mauriello
  • Testi inediti del giovane Peppino - Patricia Bianchi
  • Mangiare o non mangiare: se questo è il problema. La Napoli di Scarpetta, tra antica miseria e nuova nobiltà - Edoardo Sant'Elia
  • "Felice Sciosciammocca mio padre" di Maria Scarpetta - Domenico Giorgi
  • I De Filippo e il cinema negli anni 1939-1943 - Valerio Caprara
  • La passione teatrale di Titina De Filippo tra riso, sorriso e pianto - Giuseppina Scognamiglio
  • Mario Scarpetta e le voci di dentro del teatro napoletano - Fabrizio Coscia
  • Vincenzino oltre la maschera - Mariolina Cozzi Scarpetta
  • Eduardo, Peppino e Vincenzo Scarpetta: il caso di "Uomo e galantuomo" - Vincenzo Caputo
  • L'archivio Scarpetta per immagini, a cura di Patricia Bianchi e Giuseppina Scognamiglio, con la collaborazione di Cristiana Anna Addesso, Carla Ardito, Giovanna Manna e Flavia Mosca.
      Giovedì 17 novembre
  • Figli darte: un sapere muto - Paola Quarenghi
  • "Liolà" di Pirandello e la traduzione napoletana tra Vincenzo Scarpetta e Peppino De Filippo - Pasquale Sabbatino
  • "Una cassa colma di oggetti teatrali": Peppino de Filippo e la tradizione, dalla Commedia dell'Arte a Eduardo Scarpetta - Cristiana Anna Addesso
  • Gli Scarpetta e il cinema - Pasquale Iaccio
  • Ma che musica maestro! The sound side of Sciosciammocca junior. Ovvero alla (ri)scoperta del compositore Vincenzino Scarpetta - Federico Valcalebre
  • Viviani e gli altri. Scarpetta, Eduardo e Pirandello - Antonio Lezza
  • Rappresentazioni delle famiglie teatrali in Viviani e Eduardo - Lucrezia Girardi
  • Eduardo Scarpetta riscrive Francesco Cerlone: da "Il finto medico" a "Nu zio ciuccio e nu nepote scemo" - Giovanni Maddalone
  • Vincenzo Scarpetta e Peppino De Filippo, musicisti non per caso - Carla Ardito
  • La scena del testo: composizioni per un allestimento - Monica Brandicci
  • "Caro Vittorio": lettere di Peppino De Filippo a Vittorio Fiore, impresario (1947-1958) - Roberta Sandìas

Il Convegno avrà luogo presso la Sala del Palazzo degli Uffici, in via G. C. Cortese, 29.

Segreteria Organizzativa: Rosanna Calderone - Michele Villano. Dipartimento di Filologia Moderna "Salvatore Battaglia", via Porta di Massa,1 - 80133 Napoli - Tel. 01.25.35.537 - Fax. 081.25.35.561
Segreteria Scientifica: Cristiana Anna Addesso - Vincenzo Caputo (cristianaanna.addesso@unina.it; vkaputo@libero.it)



lunedì 31 ottobre 2011

Apparente naturalezza


«Credo che nel ricordare Eduardo si debba cominciare dall'attore: era, delle sue tre "persone" (il drammaturgo, il regista, l'interprete), quella che egli, senz'altro, prediligeva. Eduardo è stato un attore di straordinaria penetrazione critica e, paradossalmente, di una estrema sobrietà e apparente naturalezza. Il personaggio lo studiava "standogli addosso": l'espressione era sua e credo che nelle sue intenzioni equivalesse alla marcatura stretta del giocatore di foot-ball sull'avversario: qua un gesto captato al volo, là un'intonazione, in un lavorio fitto fitto di mimesi del "grande assente" (ancora un'espressione che gli era cara) che poteva durare settimane e settimane: un giocare a rimpiattino col ruolo, che aveva qualcosa di furbesco e straziante a un tempo, una partita di dare e avere che sembrava non dovesse saldarsi mai, col bruciore delle ferite non pienamente rimarginate. Nascevano, da questi sordi, dolorosi testa a testa col personaggio, quelle interpretazioni di ammirevole misura, percorse da pause stupendamente espressive (i leggendari "silenzi"), da un sussurro soffocato, da un borbottio tra la tenerezza e il dispetto. Le vedevi germinare, come per prodigio, in proscenio (ricordo ancora la sua ultima, Ciampa del Berretto a sonagli), ti sembrava che tutto fosse facile, naturale per l'appunto: "Ma la naturalezza, a teatro, non esiste, caro amico, ve la dovete proprio levare dalla testa", mi disse dinanzi ad un folto pubblico, due anni fa, a Perugia, e sembrava che nella voce gli si fosse innestata una vena d'eroico furore, una rabbia propriamente etica, esistenziale».

(Guido Davico Bonino, La Stampa, 2 novembre 1984)

venerdì 7 ottobre 2011

Ditegli sempre di sì

Ditegli sempre di sì è una commedia in due atti, scritta da Eduardo nel 1925 per la compagnia di Vincenzo Scarpetta. Rispetto alla stesura originale subì numerose modifiche, a partire dal titolo che in origine era Chill'è pazzo!. Il tema centrale e piuttosto ricorrente è quello della pazzia, presente anche ne Il medico dei pazzi di Eduardo Scarpetta, ed affrontata dallo stesso Eduardo in Uomo e galantuomo. Se però in quest'ultimo testo la pazzia del protagonista viene simulata per sfuggire a situazioni scomode e imbarazzanti, in Ditegli sempre di sì, al contrario,  il protagonista è davvero malato di mente e, poiché questa condizione è stata tenuta nascosta, le sue stranezze saranno la causa di equivoci e situazioni imbarazzanti.

Originariamente protagonista era Felice Sciosciammocca, la "maschera senza maschera" creata da Scarpetta padre, si svolgeva in tre atti ed erano presenti un gran numero di personaggi che, intorno alla trama centrale, davano vita ad una serie di intrecci secondari, costruiti secondo gli schemi della pochade. Luigi Strada, giovane studente spiantato, poeta e attore dilettante, è un personaggio derivato dalla tradizione comica napoletana e che nella commedia di Eduardo rappresenta una sorta di alter ego del protagonista. Lui è, al contrario di Felice, un savio scambiato per folle. Mentre il primo è incapace di cogliere le astrazioni del linguaggio e quindi prende alla lettera qualunque cosa venga detta, Luigi è immerso in un suo mondo di fantasia che lo tiene lontano da quello reale.

Quando negli anni '30 la commedia fu portata in scena dalla compagnia "Il Teatro Umoristico i De Filippo", Eduardo rivide il testo, adattandolo alle esigenze della nuova formazione; ridusse il  numero dei personaggi, snellì notevolmente l'intreccio e, da un copione che risale all'epoca delle rappresentazioni dei tre fratelli, è possibile desumere come molte situazioni fossero lasciate intenzionalmente all'improvvisazione degli attori, in particolare di Peppino. In questo passaggio la commedia perse le caratteristiche che la riconducevano al genere della pochade per rientrare nel genere della commedia umoristica. Il personaggio principale non è più Sciosciammocca, sostituito da Michele Murri, vengono meno le situazioni macchiettistiche e farsesche mentre il carattere dei personaggi è maggiormente approfondito.