martedì 7 giugno 2016

Filmati rari. Un omaggio alla "Tempesta" e l'ultima intervista di Eduardo

Ad un anno dalla sua morte, la Biennale di Venezia scelse come spettacolo inaugurale del XXXIII Festival Internazionale del Teatro, la versione in napoletano della "Tempesta" di Shakespeare nella traduzione di Eduardo, la cui messa in scena fu realizzata dalla Compagnia di Marionette dei Colla.  In quella occasione al Teatro Goldoni di Venezia si tenne una serata in suo onore, alla quale presero parte diversi artisti. 
Fu pubblicato anche un volume che raccoglie numerose immagini e testimonianze. La Rai dedicò a quella serata uno speciale, del quale è stata condivisa in rete qualche giorno fa una registrazione "d'epoca", recuperata da un appassionato cultore dell'arte di Eduardo che ho avuto la fortuna di conoscere, seppure solo "virtualmente". Si tratta di un filmato davvero prezioso in cui, oltre ad alcuni brani della rappresentazione della "Tempesta", vi sono interviste agli intervenuti alla serata, tra i quali Luca ed Isabella De Filippo.


Altro documento per veri amatori è l'intervista integrale realizzata nel 1984 da Claudio Donat-Cattin, "Eduardo. L'arte di invecchiare".



Grazie dunque a Gianluca Marino per aver recuperato questi tesori che ci restituiscono, a distanza di così tanti anni, tutta la grandezza di Eduardo, uomo e artista unico. 

venerdì 22 aprile 2016

"L'arte del silenzio"

Si è concluso oggi il seminario di tre giorni dedicato a Luca De Filippo.
La prima giornata, che ha avuto come tema la storia della Compagnia di Luca e durante la quale abbiamo potuto ascoltare i racconti dei suoi compagni di lavoro, è stata introdotta dalla professoressa Paola Quarenghi.

Desidero ringraziarla di vero cuore per avermi dato la possibilità di pubblicare in questo piccolo spazio le sue riflessioni ed il suo ricordo di Luca.

L'ARTE DEL SILENZIO

In un’intervista rilasciata a Franceso Saponaro per il documentario "Eduardo. La vita che continua", Luca dice:

Quando mi fermano per strada, io so che non fermano me, ma fermano ancora la memoria di Eduardo, quell’amore che portavano a lui. Ed io sono veramente contento di questo, perché è un qualcosa che in qualche modo rende ancora vivo il lavoro che ha fatto con il suo teatro. È chiaro che [di artisti così] ne nascono pochi, è logico. Voglio dire che già siamo fortunati in Italia che sono nati quei pochi grandi attori o quei pochissimi autori di teatro. Se riflettiamo, nel ’900 abbiamo avuto autori di teatro come Pirandello, Eduardo ed anche il premio Nobel Dario Fo. Vi rendete conto di cosa ci ha dato l’Italia in un secolo? [...] È straordinario. Allora io mi reputo soddisfatto quando svolgo bene il mio lavoro da un punto di vista professionale, in attesa che nascano altri autori e grandi attori. A me basta già questo: tenere alto il livello del teatro, in attesa di altri “monumenti”.

L’idea di questo artista trasparente, che non si rammarica di non essere lui sotto i riflettori, ma è felice di farsi da parte, perché attraverso il suo lavoro l’attenzione di chi lo osserva possa accentrasi su ciò che è venuto prima di lui e che forse è stato più grande di lui e che attraverso il suo lavoro può ancora parlare e dire quello che è stato, mi sembra il dato più significativo della personalità artistica di Luca e allo stesso tempo mi pare una possibile spiegazione della sua relativa invisibilità agli occhi della cultura teatrale del nostro tempo. Invisibile non per il pubblico, che lo ha amato doppiamente in quanto Luca e in quanto figlio di Eduardo, ma per una bella fetta della nostra critica che ha visto in lui, un po’ pigramente, solo l’erede di quella tradizione.

mercoledì 13 aprile 2016

"Tre giorni per conoscere Luca De Filippo". Seminario sull'erede di una nobile tradizione

Il 20, 21 e 22 aprile prossimi si terrà a Roma, presso le Vetrerie Sciarra, Aula Levi della Vida, in via dei Volsci 122, un seminario dedicato a Luca De Filippo, recentemente scomparso. L’organizzazione è a cura di Antonella Ottai, con il contributo di Paola Quarenghi, entrambe docenti di teatro e studiose di Eduardo e dei De Filippo, autrici di numerosi e fondamentali saggi e studi critici sull’argomento. 

Il laboratorio, che ha per titolo “Tre giorni per conoscere Luca De Filippo. Seminario su uno degli ultimi rappresentanti della tradizione delle famiglie d’arte”, si propone, attraverso il contributo di studiosi, attori e collaboratori di Luca De Filippo, di analizzare il prezioso e costante impegno da lui portato avanti nel corso della sua lunga carriera nel dare vita alla continuità con la grande tradizione teatrale della quale è stato erede. Uomo di teatro completo, Luca ha riunito in sé i ruoli di capocomico, regista, interprete, custode ed amministratore oculato e lungimirante della produzione drammaturgica paterna, realizzando alla lettera l’esortazione di Eduardo a considerare la tradizione come un trampolino verso l’innovazione. 

Obiettivo quindi del seminario, «al di là dell’omaggio che la persona specifica merita per la qualità della sua attività come per la discrezione e l’intelligenza con cui l’ha vissuta, lontana dai clamori mediatici, il laboratorio che qui si propone risponde alla necessità, non soltanto di studiare e di far conoscere genericamente ai più giovani la peculiarità della tradizione di cui Luca De Filippo era uno degli ultimi grandi rappresentanti, ma di analizzare invece in modo più dettagliato di quale lavoro sia intessuta la continuità, quali siano i mestieri a rischio scomparsa che la tengono in vita, quali minute differenze articolino la lettura e l’interpretazione dei testi, attualizzandone di volta in volta il senso; cosa significhi far vivere la memoria – anche ricorrendo alle tecnologie digitali – di un teatro che è la storia del nostro Novecento. E che tale è diventato anche grazie all’opera di Luca De Filippo».

mercoledì 2 dicembre 2015

«Io sono la tua Compagnia»

«Io sono la tua Compagnia,
io sono chi cominciò con te,
io sono il testimone di quel momento, di quel tuo entusiasmo.
Io sono stato il compagno di avventure, sono l’amico.
Io sono tutti, attori e tecnici, da quell’inizio ad oggi.
Io sono chi ha guardato nei tuoi occhi, malinconici e teneri
che ci hanno guidato da maestro e da padre.
Io sono Persona, come volevi tu, prima ancora che professionista.
Mi hai insegnato ad amare il Teatro per come merita di essere amato.
Io sono chi hai scelto con uno sguardo e con un sorriso hai accolto.
Io sono stato la tua famiglia e tu la mia.
Io sono colui che ha inchiodato, cucito, infiocchettato, tirato, legato, illuminato
e organizzato fino a notte fonda,
nel più piccolo, come nel più grande teatro
perché tutto, dovunque, doveva essere al posto giusto.
Io in scena sono stato il tuo avvocato, la portiera, il ragioniere, l’amante,
il fratello, la moglie, il figlio, la figlia, il maggiordomo, la cameriera.
Io sono stato principe e principessa,
perché tu sei il mio re.
Io sono colui che ha ascoltato i tuoi silenzi, le tue canzoni napoletane,
sono colui che ha brindato con te e ha riso a tutte le tue battute.
Io sono il saluto di tutte queste persone
che nel corso di questi trentacinque anni sono state
la Compagnia di Luca
e ti ringraziano, Luca, per averli messi a parte e formati a una nobile scuola 
che tu avevi naturalmente ereditato e generosamente hai condiviso.
Io sono chi ha cercato sempre di essere degno di te.
Io sono la tua Compagnia
e ti dico grazie per avermi dato, per avermi lasciato tanto,
Carolina, i tuoi meravigliosi figli.
Io sono la tua Compagnia,
io sono e sarò sempre con te,
tu sei e sarai sempre con la tua Compagnia».


Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
Teatro Argentina
Roma, 30 novembre 2015




venerdì 27 novembre 2015

Addio, Luca

La notizia è iniziata a circolare oggi pomeriggio. Luca De Filippo è morto a Roma, in punta di piedi, come nel suo stile.

Non ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente ma ho avuto la fortuna di incrociare la sua strada diverse volte negli anni, oltre ad averlo applaudito in teatro ogni volta che mi è stato possibile.

Ho un ricordo particolarmente caro di quest'uomo schivo e riservato, che risale a venticinque anni fa. Stagione teatrale 1989-'90, da poco avevo scoperto la mia passione per il teatro di Eduardo. Al Teatro Giulio Cesare di Roma era in scena la Compagnia di Luca De Filippo con la commedia "Non ti pago" (la stessa, tra l'altro, nella quale Luca stava recitando fino a qualche settimana fa). Un'occasione da non perdere per me. Il pomeriggio in cui andai a comperare i biglietti per lo spettacolo, ebbi la fortuna di imbattermi proprio in Luca che arrivava in quel momento a teatro. Lo fermai, gli chiesi di firmarmi la locandina dello spettacolo che avevo chiesto al botteghino e lui, molto gentilmente, la autografò. La cosa avrebbe potuto concludersi lì e non ci sarebbe stato nulla di particolare ma, sorprendendo un po' anche me stessa, gli dissi che avevo un grande desiderio, quello di poter vedere un palcoscenico dietro le quinte. Lui fu molto cortese e mi disse: «La sera in cui verrà a vedere la commedia, passi in camerino dopo lo spettacolo e la porterò a fare un giro dietro le quinte». La sera dello spettacolo, alla fine della rappresentazione, andai a bussare al camerino, non nutrendo in verità molte speranze. E invece lui si ricordò della promessa e portò me ed i miei amici a visitare le quinte, il palcoscenico, si soffermò a darci spiegazioni e a rispondere alle mie domande. Non dimenticai mai la sua gentilezza e la semplicità con la quale ci dedicò un po' del suo tempo e mi conquistò definitivamente.


Nel corso degli anni ho avuto modo di sentirlo parlare in diverse occasioni, presentazioni di libri, convegni, eventi celebrativi. Tornai di nuovo a salutarlo in camerino qualche anno fa, al Teatro Argentina, dopo una bellissima "Filumena Marturano". Anche in quell'occasione spese qualche minuto a sfogliare la copia del libro di suo padre "'O canisto", del quale ero da poco entrata in possesso dopo anni di ricerche. Uscimmo insieme, conversando lungo il corridoio che dai camerini portava fuori dal teatro. Ancora una volta mi colpì la sua cortesia, la sua semplicità, l'assenza assoluta di qualunque forma di divismo.

Ha saputo indossare il suo ingombrante cognome con classe ed andandone sempre fiero, senza tuttavia ostentarlo. Ha dovuto costantemente subire l'esame di tutti coloro che, vedendolo recitare, lo mettevano a confronto con il suo inarrivabile padre. Ha saputo portare avanti con grande amore, passione ed intelligenza l'enorme eredità culturale lasciata da Eduardo contribuendo a mantenere vivo il suo teatro. 

In un'epoca in cui l'ignoranza, l'arroganza e l'ostentazione del nulla regnano sovrane, ci mancherà questo uomo elegante e gentile che, come tutti i veri grandi, ha fatto della sua cultura e della sua intelligenza le sue uniche armi.

Grazie, Luca.