sabato 9 marzo 2013

La grande magia del teatro di Eduardo

Foto di Tommaso Le Pera
Non ho i titoli né la necessaria cultura teatrale per scrivere una vera recensione sulla rappresentazione de "La grande magia", commedia di Eduardo scritta nel 1947 e portata in scena in questa Stagione 2012/13 da suo figlio Luca. Tuttavia non posso fare a meno di riportare in questo spazio le mie impressioni dopo aver assistito allo spettacolo ieri sera, al teatro Quirino di Roma.

Ammetto di partire da una posizione di parzialità, dovuta al grande amore per il teatro di Eduardo che mi accompagna da tanti, tanti anni e quindi dico subito che ne sono rimasta davvero incantata. Si tratta di una commedia poco conosciuta e poco rappresentata, sia dallo stesso Eduardo che da altri interpreti. La messa in scena più nota è probabilmente quella che Giorgio Strehler realizzò nel 1985 e che in qualche modo la riportò agli onori della ribalta, non solo in Italia ma anche all'estero.

In estrema sintesi la vicenda narrata è quella di un marito geloso che, durante uno spettacolo di prestidigitazione, vede sparire sua moglie in un sarcofago ad opera del mago Otto Marvuglia. Invece di ricomparire dopo pochi minuti, la donna fugge con il suo amante. Per non rivelare il vero motivo di questa inaspettata sparizione, Otto cerca di far credere all'uomo che sua moglie si trova rinchiusa in una scatola che depone nelle sue mani; solo se la aprirà essendo realmente convinto della fedeltà di sua moglie, questa riapparirà. Il gioco si protrarrà fino alle estreme conseguenze poiché l'uomo, piuttosto che affrontare una realtà che lo spaventa e che non accetta, preferisce rimanere nell'illusione, anche quando, a distanza di quattro anni, sua moglie torna a casa.

È una commedia che non fu probabilmente capita fino in fondo negli anni in cui fu scritta e rappresentata. Sono molti i richiami a Pirandello, si discosta dai testi che avevano reso Eduardo celebre ed amato dagli spettatori e dai critici dell'epoca. Oggi risulta essere un testo estremamente attuale in quanto all'illusione del protagonista  è possibile sovrapporre quelle di un'intera società che, con estrema facilità si affida ai "trucchi" dei ciarlatani di turno.

venerdì 8 marzo 2013

"Città leggendarie e saltimbanchi sovrannaturali"

«Di un attore si dice che deve avere presenza scenica. È il minimo e non basta. Quel piantarsi sul palco non deve solo bastare a se stesso, ma deve ordinare intorno a sé lo spazio, come fa il dolore con il corpo, che pure quando occupa la periferia di un piede lo fa diventare centro dei sensi, a forza di pulsare. Eduardo De Filippo era quella presenza che dava peso e geometria a tutti gli altri corpi intorno. Non era riducibile all'attore, al regista, al commediografo, non era somma di componenti, ma trasfigurazione di una città in macchina teatrale. Lui allestiva Napoli sul ridotto di un palcoscenico, ingrandendola. Il suo teatro è stato volontà di giustizia, di rendere giustizia all'affanno di un popolo e di un luogo, che gli affiorava in faccia a scatti, a mosse d'identità. Napoli saliva insieme a lui sui teatri del mondo. Perciò abitarla non gli poteva servire, anzi era lei, domiciliata in lui, che si spostava sul carro dei teatranti. Succede a città leggendarie e saltimbanchi sovrannaturali».

(Erri De Luca, Napòlide, Edizioni Dante & Descartes)

giovedì 28 febbraio 2013

"Eduardo, il Professore e il Piano Marshall"

Sarà presentato a Roma il 9 marzo prossimo, nel corso di una giornata di studi organizzata dal Centro Teatro Ateneo dell'Università di Roma "La Sapienza", il filmato inedito dal titolo "Monologo", ritrovato di recente negli archivi della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Restaurato dalla Cineteca in collaborazione con la Fondazione Eduardo De Filippo, il filmato vede Eduardo nei panni del suo celebre personaggio Pasquale Lojacono, protagonista della commedia Questi fantasmi!, impegnato ad illustrare il Piano Marshall ad un invisibile interlocutore (nella commedia si rivolgeva al dirimpettaio, il professor Santanna). Il filmato dovrebbe risalire agli anni 1949-51 e con tutta probabilità non è mai stato proiettato.

All'incontro interverranno lo storico del cinema Mino Argentieri, Emanuele Bernardi del Dipartimento di Storia, Culture, Religioni dell'Università di Roma, Sergio Bruno del Centro Sperimentale di Cinematografia, David Ellwood della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna, Antonella Ottai e Paola Quarenghi del Dipartimento di Storia dell'Arte e Spettacolo dell'Università di Roma. Sarà inoltre presente anche Luca De Filippo.

L'incontro avrà luogo presso l'Aula Levi delle Vetrerie Sciarra, in via dei Volsci 122 alle ore 9,30.



Per saperne di più:
Sito dell'Università "La Sapienza", Dipartimento di Storia dell'Arte e dello Spettacolo

Un filmato inedito per il Piano Marshall e altre storie

venerdì 25 gennaio 2013

Quinto piano, ti saluto!

All'inizio degli anni Trenta,  Eduardo, Titina e Peppino vivono un periodo di grandi soddisfazioni. La nuova compagnia che hanno creato nel 1931, "Il Teatro Umoristico", si va affermando. I loro esordi sono al cinema-teatro Kursaal, dove recitano sketch ed atti unici tra una proiezione e l'altra, e poi finalmente in un vero teatro, il Sannazzaro. I consensi raccolti a Napoli li incoraggiano a presentarsi anche al pubblico del resto d'Italia; nel 1933 iniziano con Bari e Foggia per poi risalire anche al nord, arrivando a toccare San Remo, Torino, Bologna, Milano ed infine Roma.

In quegli anni iniziano a mettere insieme un loro repertorio, comprendente commedie scritte da loro stessi, testi di Scarpetta, Pirandello, Armando Curcio, Luigi Antonelli, Paola Riccora ed altri. Nelle loro opere i  fratelli De Filippo pongono un'attenzione particolare nella ricerca di ruoli adatti alle loro personalità, equilibrando le parti e sfruttando al meglio le capacità interpretative e le caratteristiche di ognuno. In questa ottica sembra fare eccezione l'atto unico di Eduardo dal titolo Quinto piano, ti saluto!, scritto nel 1934 e rappresentato per la prima volta nel novembre dell'anno successivo.

Il giornalista e scrittore Orio Vergani, in una sua recensione ad una messa in scena del 1948, lo definì «appena un foglietto di appunti a matita» e, sebbene non si fosse espresso in termini positivi, questa definizione a me è piaciuta molto. Si tratta di un breve atto unico dai toni malinconici, pur non mancando alcuni spunti comici. Racconta la storia di Giacomo, un uomo che trovandosi a passare casualmente in una via di Napoli nella quale aveva abitato in gioventù, scopre che il palazzo in cui era vissuto sta per essere demolito. Sale allora fino alla sua vecchia abitazione del quinto piano e, di fronte agli operai che la stanno buttando giù mattone dopo mattone, prende commiato dalla casa della sua infanzia e giovinezza. Secondo alcuni è possibile rintracciare un'ispirazione autobiografica nell'atto unico in quanto, proprio nel 1934, fu abbattuto il palazzo in cui aveva vissuto per un periodo sua madre. In ogni caso, come recitava il sottotitolo del programma di sala, si tratta di uno «scorcio nostalgico», quasi una riflessione che l'autore rivolge al pubblico, affidata al monologo di Giacomo. Il testo è introdotto da una didascalia iniziale piuttosto lunga, nella quale Eduardo intende trasmettere l'atmosfera che si respira

venerdì 11 gennaio 2013

Mariangela Melato (1941 - 2013)


Mariangela Melato, una delle migliori attrici italiane, è morta questa mattina a Roma.

Un paio di anni fa ha interpretato il personaggio di Filumena Marturano nell'edizione televisiva realizzata da Massimo Ranieri. La scelta di rendere in italiano alcune commedie di Eduardo ha suscitato diverse perplessità; secondo l'opinione di molti infatti, i suoi personaggi sono troppo intimamente legati a Napoli ed alla sua lingua per essere calati in un altro contesto geografico. Io personalmente non sono d'accordo. Pur prediligendone le versioni originali, credo che siano figure talmente vive e rappresentative di tanta umanità, che in qualunque latitudine riescono a trasmettere il loro messaggio.

Figuriamoci poi quando a interpretarli sono artisti come Mariangela Melato.