lunedì 24 maggio 2010

«Sono nato a Napoli il 24 maggio 1900...»

«Sono nato a Napoli il 24 maggio 1900 dall'unione del più grande attore-autore-regista e capocomico napoletano di quell'epoca, Eduardo Scarpetta, con Luisa De Filippo, nubile. Mi ci volle del tempo per capire le circostanze della mia nascita perché a quei tempi i bambini non avevano la sveltezza e la strafottenza di quelli di oggi e quando a undici anni seppi che ero "figlio di padre ignoto" per me fu un grosso choc.
La curiosità morbosa della gente intorno a me non mi aiutò certo a raggiungere un equilibrio emotivo e mentale. Così, se da una parte ero orgoglioso di mio padre, della cui compagnia ero entrato a far parte, sia pure saltuariamente, come comparsa e poi come attore, fin dall'età di quattro anni […], d'altra parte la fitta rete di pettegolezzi, chiacchiere e malignità mi opprimeva dolorosamente. Mi sentivo respinto, oppure tollerato, e messo in ridicolo solo perché "diverso".
Da molto tempo, ormai, ho capito che il talento si fa strada comunque e niente lo può fermare, ma è anche vero che esso cresce e si sviluppa più rigoglioso quando la persona che lo possiede viene considerata "diversa" dalla società. Infatti, la persona finisce per desiderare di esserlo davvero, diversa, e le sue forze si moltiplicano, il suo pensiero è in continua ebollizione, il fisico non conosce più stanchezza pur di raggiungere la mèta che s'è prefissa. Tutto questo però allora non lo sapevo e la mia "diversità" mi pesava a tal punto che finii per lasciare la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada. Dovrei dire: di trovare la mia strada nella strada che avevo  già scelto da sempre, il teatro, che è stato ed è tutto per me»

(Nota autobiografica risalente ai primi anni settanta. In "Eduardo De Filippo. Vita e opere" Catalogo della mostra, a cura di I. Quarantotti De Filippo e Sergio Martin, Mondadori, 1986)


domenica 16 maggio 2010

Lacrime come acqua pura sulla ghiaia

FILUMENA (si è seduta sulla poltrona e si è tolta le scarpe) Madonna, ma che stanchezza! Tutta mo m' 'a sento!
DOMENICO (con affetto comprensivo) Tutta la giornata in movimento... poi l'emozione... tutti i preparativi di questi ultimi giorni... ma mo statte tranquilla e ripòsati. (Prende il bicchiere e avvicinandosi al terrazzo) È pure na bella serata! (Filumena avverte qualche cosa alla gola che la fa gemere. Emette dei suoni quasi simili a un lamento. Infatti fissa il vuoto come in attesa di un evento. Il volto le si riga di lacrime come acqua pura sulla ghiaia pulita e levigata. Domenico preoccupato le si avvicina) Filume', ch'è stato?
FILUMENA (felice) Dummi', sto chiagnenno... Quant'è bello a chiàgnere...
DOMENICO (stringendola teneramente a sé)È niente... è niente. He curruto... he curruto... te si mmisa appaura... si' caduta.... te si' aizata... te si' arranfecata... He pensato, e 'o ppenzà stanca... Mo nun he 'a correre cchiù, non he 'a penzà cchiù... Ripòsate!...(Ritorna al tavolo per bere, ancora, un sorso di vino) 'E figlie so' ffiglie... E so' tutte eguale... Hai ragione Filume', hai ragione tu! (E tracanna il suo vino, mentre cala la tela).


Da "Filumena Marturano" , atto III, pag. 248
(Cantata dei giorni dispari, vol. I, a cura di Anna Barsotti, Einaudi)



Sullo stesso argomento:
Primi piani per Filumena
La voce di Titina
7 novembre 1946. Filumena Marturano

domenica 9 maggio 2010

Eduardo traduce Shakespeare

Una delle ultime fatiche affrontate da Eduardo è stata la traduzione de La tempesta di Shakespeare. Nel 1983 la casa editrice Einaudi gli aveva chiesto di tradurre un'opera del drammaturgo inglese per la collana "Scrittori tradotti da scrittori" e lui, nonostante l'età avanzata,  i problemi di salute e diversi impegni che ancora riusciva a portare avanti, ci si dedicò con grande entusiasmo.
Nelle note di traduzione, ha spiegato i motivi che lo portarono a scegliere proprio questa opera:

«[…] Ci sono tante […] ragioni che mi hanno fatto preferire La tempesta ad altre splendide commedie scespiriane come Il sogno di una notte di mezza estate, o Come vi piace, o La dodicesima notte, e una delle più importanti è la tolleranza, la benevolenza che pervade tutta la storia: sebbene sia stato trattato in modo indegno da suo fratello, dal Re di Napoli, e da Sebastiano, Prospero non cerca la vendetta bensì il loro pentimento. Quale insegnamento più attuale avrebbe potuto dare un artista all'uomo di oggi, che in nome di una religione o di un "ideale" ammazza e commette crudeltà inaudite, in una escalation che chissà dove lo porterà? E preciso che tra gli "ideali" ci metto anche il denaro, la ricchezza, che appunto come ideali vengono considerati in questa nostra squallida società dei consumi».

Svolse un lavoro accuratissimo, per il quale fu fondamentale anche il contributo di sua moglie Isabella. Lei si occupò di riportare in italiano il testo originale che Eduardo tradusse poi in napoletano del Seicento.

«Quanto al linguaggio, come ispirazione ho usato il napoletano seicentesco, ma come può scriverlo un uomo che vive oggi; sarebbe stato inattuale cercare una aderenza completa ad una lingua non usata ormai da secoli».

Iniziò a lavorarci nel mese di luglio, durante un soggiorno a Montalcino, in provincia di Siena, dove era stato invitato da Ferruccio Marotti, docente di Storia dello Spettacolo alla Sapienza di Roma,  a partecipare allo "Studio Internazionale dello Spettacolo", e proseguì poi nel mese di agosto nella sua casa di Velletri. Una volta terminata la traduzione, Marotti convinse Eduardo, nonostante le iniziali resistenze, a registrare la commedia. Fu lui stesso ad interpretare tutte le voci maschili, mentre all'unico personaggio femminile diede voce l'attrice Imma Piro.

Con musiche composte da Antonio Sinagra, alcuni brani furono presentati nell'Aula Magna dell'Università "La Sapienza" nel maggio 1984. Eduardo pensava che questo lavoro si sarebbe potuto adattare al teatro dei pupi. Purtroppo pochi mesi dopo morì e il progetto fu portato avanti dal figlio Luca, che seguì il montaggio del materiale registrato in vista della presentazione alla Biennale di Venezia del 1985 dalla Compagnia marionettistica di Carlo Colla, con le musiche eseguite dal vivo da Antonio Sinagra. 

Nel 2006 la commedia è stata messa in scena dalla compagnia "Liberi Artisti Associati", formata da detenuti nella sezione dell'alta sicurezza del carcere romano di Rebibbia. La compagnia era nata nel 2003 per iniziativa di un gruppo di carcerati che condividevano la passione per il teatro ed in particolare per il teatro di Eduardo. La prima commedia che misero in scena fu Natale in casa Cupiello. In quella occasione Isabella De Filippo andò ad incontrare gli attori-detenuti e prese molto a cuore la loro attività. L'anno successivo fu la volta di Napoli milionaria!, scelta non casuale per lanciare un messaggio contro la guerra in Iraq. La tempesta è stata la terza prova, in occasione della quale Luca De Filippo rivolse agli attori queste parole:

«Cari amici, dietro ogni scelta che facciamo nella vita c’è una ragione profonda, da ricercare dentro di noi. Prospero, deportato e imprigionato sulla sua isola, attraverso il sapere dei suoi libri, diventa padrone della propria esistenza e del proprio destino. Da condannato diventa giudice; e perdona. Perché il perdono, quello vero, solo noi ce lo possiamo dare. La Tempesta è una delle opere più belle e misteriose di Shakespeare. Parla di Magia, degli Elementi della Natura, di Ariele gentile e del burbero Calibano, dell’Arte, della libertà della Fantasia, dei cattivi Potenti e della saggezza dell’Età. Ma soprattutto parla d’Amore, di Tolleranza e di Perdono. Sono certo che non sia un caso la vostra scelta di volerla rappresentare. Come non è un caso che sia stato l’ultimo lavoro a cui si è dedicato Eduardo. E Isabella, magnifica e attenta compagna, gli fu vicina come non mai, con dedizione e amore. Auguro a tutti voi tanti applausi e che il percorso che avete intrapreso vi porti serenità. Un abbraccio a tutti».

Eduardo amava molto Shakespeare, soprattutto in quanto uomo di teatro e non solo scrittore. A proposito del rapporto tra Eduardo e Shakespeare, è di particolare interesse il saggio Eduardo e Shakespeare, di Agostino Lombardo, rinomato anglista, studioso e traduttore di Shakespeare, contenuto nel volume L'arte della Commedia, atti del convegno di studi sulla drammaturgia di Eduardo. Sullo stesso argomento inoltre Lombardo ha pubblicato nel 2004 per Bulzoni Eduardo e Shakespeare. Parole di voce e non di inchiostro.


PROSPERO: […] Li gioche so' fernute.
Te l'aggio ditto: l'artiste
erano tutte spirete,
e so' svanite… So' svanite pe' ll'aria,
int'a lu niente…
Comme a la custruzione appariscente
di questa visione,
pure li torre ncurunàte de nuvole,
li suntuose palazze,
li castielle,
li sulenne tempie
e quest'enorme globo,
sì… cu tutto chello ca nce sta, fore e ddinto,
sparisce cumm'a lu spettacolo ch' 'e visto
e ch'è sparito e ca nun lascia tracce.
Nuje simmo fatte cu la stoffa de li
suonne, e chesta vita piccerella nosta
da suonno è circondata, suonno eterno.





Bibliografia
La tempesta, di William Shakespeare nella traduzione in napoletano di Eduardo De Filippo (Einaudi, collana Scrittori tradotti da scrittori - ISBN 9788806570187)
Eduardo De Filippo. Atti del convegno di studi sulla drammaturgia civile e sull'impegno sociale di Eduardo De Filippo Senatore a vita, a cura di Elio Testoni (Rubbettino)
L'arte della commedia. Atti del convegno di studi sulla drammaturgia di Eduardo, a cura di A. Ottai e P. Quarenghi (Bulzoni Editore)



Sullo stesso argomento:

sabato 1 maggio 2010

'E pparole

Quantè bello 'o culore d' 'e pparole,
e che festa addiventa nu fuglietto,
nu piezzo 'e carta -
nu' mporta si è stracciato
e pò azzeccato -
e si è tutto ngialluto
p' 'a vecchiaia,
che fa?
che te ne mporta?
Addeventa na festa
si 'e pparole
ca porta scritte
sò state scigliute
a ssicond' 'o culore d' 'e pparole.
Tu liegge
e vide 'o blù
vide 'o cceleste
vide 'o rrussagno
'o vverde
'o ppavunazzo,
te vene sotto all'uocchie ll'amaranto
si chillo c'ha scigliuto
canusceva
'a faccia,
'a voce
e ll'uocchie 'e nu tramonto.
Chillo ca sceglie,
si nun sceglie buono,
se mmescano 'e culure d' 'e pparole.
E che succede?
Na mmescafrancesca
'e migliar' 'e pparole,
tutte eguale
e d' 'o stesso culore:
grigio scuro.
Nun siente 'o mare,
e 'o mare parla,
dice.
Nun parla 'o cielo,
e 'o cielo è pparlatore.
'A funtana nun mena.
'O viento more.
Si sbatte nu balcone,
nun 'o siente.
'O friddo se cunfonne c' 'o calore
e 'a gente parla cumme fosse muta.
E chisto è 'o punto:
manco nu pittore
po' scegliere 'o culore d' 'e pparole.
[1971]
Da Le poesie di Eduardo (pag. 10), Einaudi

Questa poesia ha ispirato il tema artistico del Concerto del Primo Maggio 2010.


venerdì 30 aprile 2010

La commissione di controllo

GUGLIELMO: [...] Due figli durante i primi tre anni di matrimonio, tutti e due maschi, ti rendono felice; ma tutti e due, per ragioni diverse, mi procurarono dubbi e contrarietà. Al ricevimento per la nascita del primo, per esempio, rimasi contrariato perché tutti gli invitati, dal primo all'ultimo, a turno e a gruppetti di cinque o sei, si mettevano intorno al neonato e l'osservavano dalla testa ai piedi. E chi si metteva gli occhiali per vederci meglio, chi se li toglieva, li puliva e poi se li rimetteva un'altra volta... Si scambiavano le loro impressioni, dicendo: «Giesù, Giesù, ma è tale e quale al padre». Uno alla volta, poi, mi venivano a stringere la mano, dicendomi: «Complimenti, Guglie', ti ha tagliato la testa». E mi è rimasto impresso, e certe volte me lo sento ancora sulla spalla, il colpo di mano che mi vibrò una vecchia signora, che tra l'altro non avevo mai visto prima di quel momento, dicendomi: «Questo bambino è il vostro ritratto. Cose da pazzi!» Per il secondo figlio tutto questo non si verificò, nessuno fece allusione alla rassomiglianza con me, strette di mano, complimenti. «Che stupendo bambino», «Sembra di zucchero», «Una pesca», «Però, diciamo la verità, questa volta ha fatto tutto vostra moglie, voi non c'entrate proprio». Ecco che se la prima volta pensai: «Perché tanta meraviglia, tanta sorpresa per il fatto che mio figlio mi rassomiglia? Vuol dire che se la rassomiglianza non ci fosse stata avrebbero messo in dubbio la mia paternità? Allora tutti questi signori non sono degli invitati, ma membri di una commissione di controllo?», la seconda volta rimasi stupito e in dubbio. E già... «Questa volta ha fatto tutto vostra moglie», «Voi non c'entrate proprio»... E siccome ci sta un precedente... Voi avete il diritto di sapere tutto. Ecco qua. Gigliola, come tutte le ragazze della sua età, prima di conoscere me, ebbe il suo primo amore, un primo amore rimasto allo stato innocente. Sapete come succede: fuoco e fiamme in famiglia, non vedevano bene questo matrimonio e i due giovani rinunciarono al loro progetto. Tutto questo me l'ha confessato onestamente Gigliola, ma sapete com'è... «Questa volta ha fatto tutto vostra moglie», «Voi non c'entrate proprio»...  Fui messo in crisi. La notte non potevo dormire. Tanto è vero che una sera, mentre tutta la famiglia stava in salotto perché vennero certi parenti a farci visita, entrai nella stanza dove dormiva il bambino e lo spogliai nudo per osservarlo nei minimi particolari. Più lo guardavo e più non sembrava figlio a me. Pensai: «Adesso lo giro per osservarlo dall'altra parte». Ma mentre cercavo di farlo, da un momento all'altro mi sentii così mortificato e meschino che avrei preferito sprofondare insieme a mio figlio e con tutta la casa sottoterra. E già, perché pensai: «Ma con quale diritto mi sono messo ad osservare il corpo di questo bambino, a cercare nei suoi occhi il colore dei miei, a calcolare l'ampiezza della fronte, la conformazione del cranio, delle  mani, dei piedi? Vuol dire che per questo  piccolo essere gli esami sono già cominciati?» E mi vergognai come un ladro nel riconoscere in me stesso il più pignolo e zelante mombro della commissione di controllo.

Da "Gli esami non finiscono mai", atto I, pagg. 543-545
(Cantata dei giorni dispari, vol. III, a cura di A. Barsotti, Einaudi)