martedì 31 ottobre 2017

«È passata la vita in un attimo»


«Solo il teatro è quello che mi ha dato gioia, sempre. È quello che mi ha dato contatto con il pubblico, possibilità di parlare, possibilità di cambiare, di evadere... Insomma, per me la vita è passata in un attimo. Meno male!»

[Eduardo De Filippo, Lezioni di Teatro, Einaudi]

sabato 11 marzo 2017

Il Sindaco del Rione Sanità riproposto da Mario Martone

Le commedie di Eduardo sfidano gli anni. Nascono infatti dalla incessante osservazione che il loro autore ha riservato all'uomo e alla società del suo tempo, raccontando storie solo apparentemente minime ma dal valore universale.

Uno dei testi ritenuti di carattere sociale è Il sindaco del Rione Sanità. Scritta nel 1960, racconta la storia di un boss del rione che offre la sua protezione a coloro che non riescono ad ottenere giustizia. Antonio Barracano, questo il nome del protagonista, è un personaggio visionario che applica la sua personale concezione di legge intervenendo come arbitro, nel tentativo di arginare la catena di delitti che si innescano in quella che altro non è se non una guerra tra poveri.

Seguendo il filo rosso che lega questa commedia all'impegno di Eduardo per il recupero dei giovani a rischio e portato poi avanti anche da suo figlio Luca, Il Sindaco è tornato in scena in questi giorni con la regia di Mario Martone. Si tratta di un progetto interessante e, stando ai consensi che sta raccogliendo, perfettamente riuscito.
Prodotto da Elledieffe, dal Teatro Stabile di Torino e da Nest - Napoli Est Teatro, si avvale di un cast di giovani attori, alcuni dei quali alla loro prima esperienza di palcoscenico. Assume un particolare valore simbolico la collaborazione con la realtà del Nest di San Giovanni a Teduccio. Nato nella periferia est di Napoli, il progetto del Nest si pone l'obbiettivo di avvicinare all'esperienza teatrale le giovani generazioni delle periferie più degradate. «L’idea è quella di creare un polo di riferimento culturale per la nostra città, ma anche di rendere disponibile alla popolazione laboratori e spettacoli teatrali, garantendo la gratuità ai ragazzi del territorio di età compresa tra 13 e i 17 anni.
Quello del Nest è un progetto formativo, tecnico ed artistico, che vuole essere motore di evoluzione perché lo spettacolo dal vivo necessita di tante figure, di professionalità e competenze, di passione ed energia», come spiegano sul loro sito.
La stessa attenzione rivolta da Eduardo e Luca alle giovani generazioni delle periferie ed al loro recupero attraverso il teatro, inteso sia come luogo fisico di aggregazione non élitario, sia come possibilità di apprendere un mestiere.

La commedia, che ha debuttato lo scorso 6 marzo, rimarrà al Nest - dove registra già il tutto esaurito - fino al 17 del mese. Successivamente sarà in scena al Teatro Gobetti di Torino, dal 21 marzo al 2 aprile.




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domenica 27 novembre 2016

La segreta eleganza di Luca

Luca De Filippo (3 giugno 1948 - 27 novembre 2015)
Ricordo di Luca De Filippo, ovvero sir Luke of Philip

di Marco Tullio Giordana
Luca non era un attore italiano. E nemmeno «figlio di Eduardo e nipote di Scarpetta» malgrado il Dna avesse nel tempo prodotto una somiglianza inequivoca. Luca era un attore inglese, figlio di John Gielgud, Michael Redgrave, Ralph Richardson, Laurence Olivier, nipote di Edmund Kean e John Philip Kemble e più su ancora di Richard Cumberland, John Gay, David Garrick. Un attore inglese che recitava però in napoletano, lingua di cui sapeva ogni sfumatura, così atta allo spettacolo da volerla materia di studio alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, l’ultima impresa dove s’era buttato.
L’altra sera nei teatri italiani, credo proprio tutti, ogni attore, ogni compagnia ha voluto rendergli omaggio, segno che il suo understatement, anziché renderlo invisibile, l’aveva invece scolpito nei nostri cuori molto più di qualsiasi esibizionismo, di qualsiasi voce stentorea o maschera indossata. Fu lo stesso Eduardo a passargli il testimone nel suo ultimo discorso pubblico, a Taormina nel 1984, ammettendo di averlo cresciuto «nel gelo delle mie abitudini», ma quella eredità che avrebbe potuto schiacciarlo l’ha invece lasciato intatto. Avrebbe potuto rinnegarla o, peggio, amministrarla a scopo di lucro. Ne fece invece ragione di continuo studio sul lavoro dei De Filippo, concedendola a chi gli era coerente e soavemente negandola a chi l’avrebbe invece stravolta. L’unica preoccupazione di questi giorni, prima ancora dei figli, prima ancora di Carolina, sono state le sorti della sua splendida compagnia, i contratti da onorare, gli spettatori da non deludere. Questo senso di responsabilità e di segreta eleganza mi sembra il suo insegnamento più grande, quello che vorrei serbare.
Ciao sir Luke of Philip, amico caro.
[La Stampa, 29 novembre 2015]

mercoledì 23 novembre 2016

"Eduardo De Filippo e il teatro del mondo", gli atti del Convegno

Sono stati pubblicati dall'editore Franco Angeli, nella Collana Letteratura Italiana. Saggi e strumenti, gli atti del Convegno internazionale organizzato nell'ottobre del 2014 dall'Università Federico II di Napoli, in occasione delle iniziative per il trentennale della morte di Eduardo.
Il volume, curato da Nicola De Blasi e Pasquale Sabbatino, docenti rispettivamente di Linguistica e di Letteratura italiana dell'Ateneo sede del Convegno, raccoglie i contributi dei partecipanti alle due giornate di studio, intitolate "Eduardo De Filippo e il teatro del mondo"

Nel proposito degli organizzatori, i lavori del convegno si sono focalizzati sull'approfondimento di tre particolari aspetti. In primo luogo, come illustrato dal professor Sabbatino nella sua introduzione, «ridisegnare la geografia e la storia delle traduzioni di Eduardo nel mondo» soffermandosi sulla definizione di "traduzione", ponte di collegamento tra culture diverse; in secondo luogo «l'Ateneo federiciano ha scelto di verificare in quale misura Eduardo sia un classico della contemporaneità» ed infine si è voluto porre l'accento su «l'impegno civile di Eduardo per il recupero e la rieducazione dei ragazzi a  rischio», problematica che stava particolarmente a cuore anche a suo figlio Luca, il quale nel suo intervento - la cui trascrizione è riportata nel volume - ricordò come «L'attenzione di Eduardo è stata sempre e soprattutto verso i giovani, un'attenzione che viene testimoniata anche dagli ultimi anni della sua vita, quando fu nominato senatore. Si occupò in particolare dei ragazzi napoletani a rischio. Quella fu una battaglia persa, un'altra battaglia persa. [...]

lunedì 31 ottobre 2016

Il finale che lui voleva

«Non mi dimenticherò mai la scena, durante i funerali di Eduardo, delle tre camere della televisione montate su torri, che di colpo, all'unisono, sollevarono il muso per aria in segno di rifiuto e, i segnali luminosi, gli occhi rossi, si spensero. Si stava uscendo dalla cattedrale dove aveva officiato il cardinale. C'erano più di cinquemila persone. Tutta la funzione era stata ripresa in diretta. Ora, sempre in diretta, davanti alla bara di Eduardo, presenti le alte autorità, si sarebbe celebrato il commiato.
C'era un ragazzo del carcere di Nisida - avrebbe salutato l'unico senatore della Repubblica che si fosse occupato di loro.
Ferruccio Marotti dell'Ateneo di Roma, dove Eduardo insegnava, avrebbe parlato ancora e, poi, sarebbe toccato a me in rappresentanza dei teatranti.
Dall'alto decretarono immediatamente che no, il commiato non si doveva fare. Era la vendetta dei politici che si erano visti esclusi dal rito. [...]
Splendido! Io ho visto per aria Eduardo che si faceva matte risate. Era proprio il finale che lui voleva. Non c'era dubbio, se l'era inventato personalmente, se l'era sceneggiato e allestito col permesso del Padreterno, "il padreterno dei teatranti", un certo Dioniso»
Dario Fo in Eduardo De Filippo. Vita e opere, 1900-1984
a cura di Isabella Quarantotti De Filippo e Sergio Martin



mercoledì 5 ottobre 2016

Essere figli d'arte

«Con orgoglio penso sempre di essere la terza generazione di una famiglia che si occupa di teatro: Eduardo Scarpetta, Vincenzino Scarpetta, tutte le mogli, mia zia Titina, il marito di mia zia Titina, mio zio Peppino, Luigi, io, ecco, è tutta una famiglia. Questo mi rende orgoglioso. [...] Molto spesso si scambia il mestiere dell'attore con un fatto di visibilità, cioè far parte di un mondo che chissà cos'è, mentre invece essere figli d'arte vuol dire essere coscienti del fatto che quel mestiere ce l'hai.
Francesco Canessa racconta che quando Titina fece al San Carlo la prima di Napoli milionaria!, era una mattina e tutti i teatri di Napoli erano requisiti. Provarono nel salotto di casa di Titina, non come oggi che si fanno tre o quattro mesi di prove. Misero in scena il testo in quindici giorni, nel salotto di casa. Poi andarono al San Carlo, entrarono di notte, smontarono le scene di un'opera lirica e montarono le loro piccole scene. Tennero la prova generale alle quattro del mattino, alle undici fecero lo spettacolo e alle due se ne andarono perché dovevano montare l'altro spettacolo. Fu un enorme successo, una commozione enorme.
Titina, uscendo dal teatro, disse a suo marito Pietro: "Pietro, a casa non abbiamo niente da mangiare, passiamo un momento all'alimentari e compriamo qualcosa". Se ne andarono a casa a mangiare.
Ecco, questo è il senso che hanno le famiglie d'arte: con i piedi per terra e basta. Nient'altro».

Dall'intervento di Luca De Filippo al Convegno
"Eduardo De Filippo e il teatro del mondo", 23-24 ottobre 2014,
ora negli atti del Convegno "Eduardo De Filippo e il teatro del mondo",
a cura di Nicola De Blasi e Pasquale Sabbatino, editore Franco Angeli


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"Eduardo De Filippo e il teatro del mondo". Il convegno all'Università Federico II di Napoli

martedì 19 luglio 2016

Una mostra per Filumena, che non invecchia mai

«Caro Eduardo, mi spiace non essere con  la critica: la vostra nuova fatica è un fiasco. Questo considerando il lavoro teatrale come destinato al teatro nazionale. Se il lavoro è limitato al buon pubblico napoletano che va a nozze per zibaldoni del genere, posso anche dire che avete scritto e messo su una cosa buona.
Ho detto buona, e non pregevole come altre. Di recente ricordo che, per il successo ottenuto prima altrove che qui, vi hanno forse un po' troppo ringalluzzito dimenticando che siete sempre un Eduardo con tanto di De Filippo appresso e non Pirandello o Goldoni.
Filumena è il capolavoro tra le commedie che si recitano nei teatri periferici di Napoli senza aver mai la gloria [di] uscire dalle mura campane  [...] Non è invece la commedia per Roma, e tanto meno per Milano. Pensateci, Eduardo, prima di portarla a Milano dove avete amici e stima. [...] Nel nord [...] il pubblico è più raffinato e Filumena Marturano sarà un fiasco. Pensateci, Eduardo, e mi darete ragione. Magari non oggi perché siete caldo degli applausi, ma domani quando vi mancheranno gli applausi da un altro pubblico che non è il sentimentale popolo napoletano, ma un pubblico il quale ride di certe vicende che, non ve lo nego, sono vere, ma non sono teatro.
Cordialmente,
Uno dei tanti»

Questo il contenuto di una lettera che arrivò a Eduardo all'indomani del debutto di Filumena Marturano, nel 1946, da parte di un anonimo "lungimirante" critico che bollò la commedia come un mezzo fiasco, una storiella per palati poco esigenti e provinciali. Sono passati settant'anni e Filumena, non solo ha varcato i confini delle "mura campane", ma ha parlato praticamente tutte le lingue del mondo, ha calcato i palcoscenici di Europa, Africa, America Latina, Asia, divenendo la commedia eduardiana più rappresentata al mondo.

Sono passati settant'anni dalla sua nascita e per ricordare questa straordinaria figura femminile del teatro di Eduardo, l'Associazione & Compagnia Teatroantico ha organizzato una mostra fotografica e documentale, curata da Elisabetta Centore. L'allestimento è ospitato nel bellissimo Museo Teatrale SIAE del Burcardo, a due passi dal Teatro Argentina, a Roma.

Molti i documenti e le immagini che ripercorrono la storia della commedia e delle sue interpreti, a partire - naturalmente - da Titina, per la quale Eduardo creò il personaggio protagonista.
La mostra raccoglie foto, locandine, il copione originale e la registrazione alla SIAE, programmi di sala, il disco in vinile con l'incisione della commedia, le recensioni delle varie messe in scena, sia in Italia che all'estero, fino ad arrivare ai giorni nostri, con le foto e la locandina dell'allestimento della Compagnia di Geppy Gleijeses, protagonista Mariangela D'Abbraccio e con la regia di Liliana Cavani, presentata all'inizio di luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto e che sarà in scena nella prossima stagione teatrale 2016/17. 

La mostra è visitabile il martedì ed il giovedì dalle 9,30 alle 16,30 con ingresso gratuito. Ad illustrarne i contenuti, la curatrice Elisabetta Centore che in anni di appassionate e costanti ricerche, ha messo insieme un vero "tesoro" per i cultori del teatro di Eduardo. 

In aggiunta alla mostra, merita di essere visitato anche il Museo che la ospita, dove sono esposti interessanti documenti della raccolta teatrale della SIAE che vanno da costumi di scena, maschere, marionette, dipinti provenienti da donazioni, lasciti e collezioni private acquisite nel tempo dalla SIAE.

La mostra rimarrà esposta fino al prossimo febbraio 2017.




Una donna per Eduardo.
Filumena Marturano a 70 anni dalla prima rappresentazione
Museo Teatrale SIAE del Burcardo
Via del Sudario 44, Roma (martedì e giovedì 9,30 - 16,30, ingresso gratuito)



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7 novembre 1946. Filumena Marturano
La voce di Titina
Primi piani per Filumena
Lacrime come acqua pura sulla ghiaia

martedì 7 giugno 2016

Filmati rari. Un omaggio alla "Tempesta" e l'ultima intervista di Eduardo

Ad un anno dalla sua morte, la Biennale di Venezia scelse come spettacolo inaugurale del XXXIII Festival Internazionale del Teatro, la versione in napoletano della "Tempesta" di Shakespeare nella traduzione di Eduardo, la cui messa in scena fu realizzata dalla Compagnia di Marionette dei Colla.  In quella occasione al Teatro Goldoni di Venezia si tenne una serata in suo onore, alla quale presero parte diversi artisti. 
Fu pubblicato anche un volume che raccoglie numerose immagini e testimonianze. La Rai dedicò a quella serata uno speciale, del quale è stata condivisa in rete qualche giorno fa una registrazione "d'epoca", recuperata da un appassionato cultore dell'arte di Eduardo che ho avuto la fortuna di conoscere, seppure solo "virtualmente". Si tratta di un filmato davvero prezioso in cui, oltre ad alcuni brani della rappresentazione della "Tempesta", vi sono interviste agli intervenuti alla serata, tra i quali Luca ed Isabella De Filippo.


Altro documento per veri amatori è l'intervista integrale realizzata nel 1984 da Claudio Donat-Cattin, "Eduardo. L'arte di invecchiare".



Grazie dunque a Gianluca Marino per aver recuperato questi tesori che ci restituiscono, a distanza di così tanti anni, tutta la grandezza di Eduardo, uomo e artista unico. 

venerdì 22 aprile 2016

"L'arte del silenzio"

Si è concluso oggi il seminario di tre giorni dedicato a Luca De Filippo.
La prima giornata, che ha avuto come tema la storia della Compagnia di Luca e durante la quale abbiamo potuto ascoltare i racconti dei suoi compagni di lavoro, è stata introdotta dalla professoressa Paola Quarenghi.

Desidero ringraziarla di vero cuore per avermi dato la possibilità di pubblicare in questo piccolo spazio le sue riflessioni ed il suo ricordo di Luca.

L'ARTE DEL SILENZIO

In un’intervista rilasciata a Franceso Saponaro per il documentario "Eduardo. La vita che continua", Luca dice:

Quando mi fermano per strada, io so che non fermano me, ma fermano ancora la memoria di Eduardo, quell’amore che portavano a lui. Ed io sono veramente contento di questo, perché è un qualcosa che in qualche modo rende ancora vivo il lavoro che ha fatto con il suo teatro. È chiaro che [di artisti così] ne nascono pochi, è logico. Voglio dire che già siamo fortunati in Italia che sono nati quei pochi grandi attori o quei pochissimi autori di teatro. Se riflettiamo, nel ’900 abbiamo avuto autori di teatro come Pirandello, Eduardo ed anche il premio Nobel Dario Fo. Vi rendete conto di cosa ci ha dato l’Italia in un secolo? [...] È straordinario. Allora io mi reputo soddisfatto quando svolgo bene il mio lavoro da un punto di vista professionale, in attesa che nascano altri autori e grandi attori. A me basta già questo: tenere alto il livello del teatro, in attesa di altri “monumenti”.

L’idea di questo artista trasparente, che non si rammarica di non essere lui sotto i riflettori, ma è felice di farsi da parte, perché attraverso il suo lavoro l’attenzione di chi lo osserva possa accentrasi su ciò che è venuto prima di lui e che forse è stato più grande di lui e che attraverso il suo lavoro può ancora parlare e dire quello che è stato, mi sembra il dato più significativo della personalità artistica di Luca e allo stesso tempo mi pare una possibile spiegazione della sua relativa invisibilità agli occhi della cultura teatrale del nostro tempo. Invisibile non per il pubblico, che lo ha amato doppiamente in quanto Luca e in quanto figlio di Eduardo, ma per una bella fetta della nostra critica che ha visto in lui, un po’ pigramente, solo l’erede di quella tradizione.

mercoledì 13 aprile 2016

"Tre giorni per conoscere Luca De Filippo". Seminario sull'erede di una nobile tradizione

Il 20, 21 e 22 aprile prossimi si terrà a Roma, presso le Vetrerie Sciarra, Aula Levi della Vida, in via dei Volsci 122, un seminario dedicato a Luca De Filippo, recentemente scomparso. L’organizzazione è a cura di Antonella Ottai, con il contributo di Paola Quarenghi, entrambe docenti di teatro e studiose di Eduardo e dei De Filippo, autrici di numerosi e fondamentali saggi e studi critici sull’argomento. 

Il laboratorio, che ha per titolo “Tre giorni per conoscere Luca De Filippo. Seminario su uno degli ultimi rappresentanti della tradizione delle famiglie d’arte”, si propone, attraverso il contributo di studiosi, attori e collaboratori di Luca De Filippo, di analizzare il prezioso e costante impegno da lui portato avanti nel corso della sua lunga carriera nel dare vita alla continuità con la grande tradizione teatrale della quale è stato erede. Uomo di teatro completo, Luca ha riunito in sé i ruoli di capocomico, regista, interprete, custode ed amministratore oculato e lungimirante della produzione drammaturgica paterna, realizzando alla lettera l’esortazione di Eduardo a considerare la tradizione come un trampolino verso l’innovazione. 

Obiettivo quindi del seminario, «al di là dell’omaggio che la persona specifica merita per la qualità della sua attività come per la discrezione e l’intelligenza con cui l’ha vissuta, lontana dai clamori mediatici, il laboratorio che qui si propone risponde alla necessità, non soltanto di studiare e di far conoscere genericamente ai più giovani la peculiarità della tradizione di cui Luca De Filippo era uno degli ultimi grandi rappresentanti, ma di analizzare invece in modo più dettagliato di quale lavoro sia intessuta la continuità, quali siano i mestieri a rischio scomparsa che la tengono in vita, quali minute differenze articolino la lettura e l’interpretazione dei testi, attualizzandone di volta in volta il senso; cosa significhi far vivere la memoria – anche ricorrendo alle tecnologie digitali – di un teatro che è la storia del nostro Novecento. E che tale è diventato anche grazie all’opera di Luca De Filippo».

mercoledì 2 dicembre 2015

«Io sono la tua Compagnia»

«Io sono la tua Compagnia,
io sono chi cominciò con te,
io sono il testimone di quel momento, di quel tuo entusiasmo.
Io sono stato il compagno di avventure, sono l’amico.
Io sono tutti, attori e tecnici, da quell’inizio ad oggi.
Io sono chi ha guardato nei tuoi occhi, malinconici e teneri
che ci hanno guidato da maestro e da padre.
Io sono Persona, come volevi tu, prima ancora che professionista.
Mi hai insegnato ad amare il Teatro per come merita di essere amato.
Io sono chi hai scelto con uno sguardo e con un sorriso hai accolto.
Io sono stato la tua famiglia e tu la mia.
Io sono colui che ha inchiodato, cucito, infiocchettato, tirato, legato, illuminato
e organizzato fino a notte fonda,
nel più piccolo, come nel più grande teatro
perché tutto, dovunque, doveva essere al posto giusto.
Io in scena sono stato il tuo avvocato, la portiera, il ragioniere, l’amante,
il fratello, la moglie, il figlio, la figlia, il maggiordomo, la cameriera.
Io sono stato principe e principessa,
perché tu sei il mio re.
Io sono colui che ha ascoltato i tuoi silenzi, le tue canzoni napoletane,
sono colui che ha brindato con te e ha riso a tutte le tue battute.
Io sono il saluto di tutte queste persone
che nel corso di questi trentacinque anni sono state
la Compagnia di Luca
e ti ringraziano, Luca, per averli messi a parte e formati a una nobile scuola 
che tu avevi naturalmente ereditato e generosamente hai condiviso.
Io sono chi ha cercato sempre di essere degno di te.
Io sono la tua Compagnia
e ti dico grazie per avermi dato, per avermi lasciato tanto,
Carolina, i tuoi meravigliosi figli.
Io sono la tua Compagnia,
io sono e sarò sempre con te,
tu sei e sarai sempre con la tua Compagnia».


Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
Teatro Argentina
Roma, 30 novembre 2015




venerdì 27 novembre 2015

Addio, Luca

La notizia è iniziata a circolare oggi pomeriggio. Luca De Filippo è morto a Roma, in punta di piedi, come nel suo stile.

Non ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente ma ho avuto la fortuna di incrociare la sua strada diverse volte negli anni, oltre ad averlo applaudito in teatro ogni volta che mi è stato possibile.

Ho un ricordo particolarmente caro di quest'uomo schivo e riservato, che risale a venticinque anni fa. Stagione teatrale 1989-'90, da poco avevo scoperto la mia passione per il teatro di Eduardo. Al Teatro Giulio Cesare di Roma era in scena la Compagnia di Luca De Filippo con la commedia "Non ti pago" (la stessa, tra l'altro, nella quale Luca stava recitando fino a qualche settimana fa). Un'occasione da non perdere per me. Il pomeriggio in cui andai a comperare i biglietti per lo spettacolo, ebbi la fortuna di imbattermi proprio in Luca che arrivava in quel momento a teatro. Lo fermai, gli chiesi di firmarmi la locandina dello spettacolo che avevo chiesto al botteghino e lui, molto gentilmente, la autografò. La cosa avrebbe potuto concludersi lì e non ci sarebbe stato nulla di particolare ma, sorprendendo un po' anche me stessa, gli dissi che avevo un grande desiderio, quello di poter vedere un palcoscenico dietro le quinte. Lui fu molto cortese e mi disse: «La sera in cui verrà a vedere la commedia, passi in camerino dopo lo spettacolo e la porterò a fare un giro dietro le quinte». La sera dello spettacolo, alla fine della rappresentazione, andai a bussare al camerino, non nutrendo in verità molte speranze. E invece lui si ricordò della promessa e portò me ed i miei amici a visitare le quinte, il palcoscenico, si soffermò a darci spiegazioni e a rispondere alle mie domande. Non dimenticai mai la sua gentilezza e la semplicità con la quale ci dedicò un po' del suo tempo e mi conquistò definitivamente.


Nel corso degli anni ho avuto modo di sentirlo parlare in diverse occasioni, presentazioni di libri, convegni, eventi celebrativi. Tornai di nuovo a salutarlo in camerino qualche anno fa, al Teatro Argentina, dopo una bellissima "Filumena Marturano". Anche in quell'occasione spese qualche minuto a sfogliare la copia del libro di suo padre "'O canisto", del quale ero da poco entrata in possesso dopo anni di ricerche. Uscimmo insieme, conversando lungo il corridoio che dai camerini portava fuori dal teatro. Ancora una volta mi colpì la sua cortesia, la sua semplicità, l'assenza assoluta di qualunque forma di divismo.

Ha saputo indossare il suo ingombrante cognome con classe ed andandone sempre fiero, senza tuttavia ostentarlo. Ha dovuto costantemente subire l'esame di tutti coloro che, vedendolo recitare, lo mettevano a confronto con il suo inarrivabile padre. Ha saputo portare avanti con grande amore, passione ed intelligenza l'enorme eredità culturale lasciata da Eduardo contribuendo a mantenere vivo il suo teatro. 

In un'epoca in cui l'ignoranza, l'arroganza e l'ostentazione del nulla regnano sovrane, ci mancherà questo uomo elegante e gentile che, come tutti i veri grandi, ha fatto della sua cultura e della sua intelligenza le sue uniche armi.

Grazie, Luca.



sabato 31 ottobre 2015

Il teatro, una conversazione di vita


«Qualcuno - non ricordo chi, né le parole precise - ha detto che Eduardo ha inventato nel teatro il primo piano: nel senso che quel suo volto che potremmo dire essenziale - scavato, sofferente, saggio - e quel suo essenziale gestire rendevano al teatro, eccezionalmente, quella peculiarità che è del cinema. Pur includendo lo spazio scenico, al momento in cui Eduardo entrava in scena lo sguardo dello spettatore acquistava la capacità, come si dice nel gergo cinematografico e televisivo, di "zummare" sul suo volto, sulle sue mani, sul suo passo. E ciò credo accadesse per un fenomeno di "denaturalizzazione" del teatro, del luogo teatrale, che Eduardo riusciva a operare: e cioè di sottrarlo alla convenzione e di restituirlo alla realtà.
Viene di pensare a quel racconto di Borges, in cui Averroé, traducendo Aristotele, si ferma alle ignote parole "tragedia" e "commedia", non accorgendosi che bastava guardare fuori dal balcone perché la vita gliene offrisse il significato. È un racconto che il teatro di Pirandello e il teatro di Eduardo irresistibilmente richiamano alla memoria: come di un passare dalla vita al teatro senza scarti, senza fratture, inventando nella vita e nel teatro, facendo del teatro una conversazione di vita».
Leonardo Sciascia, L'Espresso, 5 novembre 1984

mercoledì 21 ottobre 2015

La stoffa dei sogni

Può apparire quasi sorprendente come, a distanza di ormai trentuno anni dalla sua scomparsa, Eduardo possa essere ancora così presente, da protagonista e in una veste senz'altro attuale, sulla scena italiana. Non mi riferisco alle sue commedie, che compaiono sempre nei cartelloni di ogni stagione teatrale, ma al fatto che quanto ci ha lasciato in eredità continui a dare frutti.

Sergio Rubini nei panni di Oreste Campese
Il 14 ottobre scorso, nella serata di pre apertura della Festa del Cinema di Roma, è stato proiettato il film "La stoffa dei sogni", diretto da Gianfranco Cabiddu ed interpretato, tra gli altri, da Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini.
Si tratta di un interessantissimo progetto che vede nuovamente accostati Eduardo e Shakespeare. Come è noto, Eduardo dedicò l'ultimo periodo della sua vita alla traduzione in napoletano de "La tempesta"  di Shakespeare. Gianfranco Cabiddu ebbe un ruolo importante nella realizzazione di questa impresa, avendo seguito le fasi di registrazione della Tempesta, nella quale Eduardo diede voce a tutti i personaggi maschili. Il film che ora ha realizzato interseca la storia narrata da Shakespeare con quella di Oreste Campese e dei suoi poveri comici, protagonisti della commedia eduardiana "L'arte della commedia", testo nel quale Eduardo scolpisce la sua visione del teatro e dell'importanza che attribuisce all'arte alla quale ha dedicato la vita.

sabato 11 luglio 2015

Figli e figliastri. Vincenzo Scarpetta esce dall'armadio dei ricordi

Foto: Archivio Privato
V. Scarpetta
Il figlio di. Il fratello di. Il cognome ingombrante di un padre quasi leggendario, un fratellastro considerato a pieno titolo un mostro sacro del teatro italiano. E così Vincenzo Scarpetta è rimasto a lungo nella penombra, quasi nelle retrovie di una famiglia "tanto lustra e illustrata". Ora finalmente un volume appena pubblicato, il primo di tre previsti, ci offre la possibilità di scoprire, o riscoprire, un grande artista della scena napoletana della prima metà del Novecento.

Percorrendo la biografia di Eduardo De Filippo, dai primi anni della sua formazione artistica e fino quasi alla nascita della compagnia "Il Teatro Umoristico" insieme a Titina e Peppino, spessissimo ci si imbatte nel nome di Vincenzo Scarpetta, nella cui compagnia Eduardo ha recitato a lungo ed a più riprese. Figlio legittimo del "patriarca" Eduardo, unico accanto a svariati fratelli naturali, nati da relazioni che suo padre ebbe con diverse donne, il destino di Vincenzo apparve scritto fin dalla più tenera età. Nato nel 1877, debuttò a dieci anni (anche se tre anni prima aveva già calcato il palcoscenico del Teatro Rossini a Napoli come interprete di una canzone) nel celeberrimo ruolo di Peppeniello, appositamente scritto per lui nell'altrettanto celebre commedia paterna "Miseria e nobiltà". Pur mostrando fin da giovanissimo una spiccata predilezione ed un naturale talento per la musica, si trovò quasi "costretto" a dedicarsi invece alla recitazione per volontà del padre, il quale vide in lui il suo unico erede in palcoscenico. Questo tuttavia non impedì a Vincenzo di comporre canzoni, oltre alle musiche delle sue commedie, alcune delle quali concepite proprio in forma di parodie musicali. Tra le sue passioni anche il café-chantant, molto in voga nei primi anni del secolo scorso e che lo avvicinò alla cantante e ballerina Eugénie Fougère, con la quale visse una grande storia d'amore, fortemente osteggiata, ancora una volta, da Eduardo Scarpetta.

domenica 4 gennaio 2015

Fausto Russo Alesi, emozioni in casa Cupiello

«Il teatro è un groviglio misterioso che nasce da niente, che si può costruire e ricostruire, che ci fa capire chi eravamo e chi siamo, che cosa volevamo e qual è la nostra vita». 

Questa frase di Eduardo mi è tornata alla mente stasera, uscendo dal Teatro Argentina, dopo aver assistito alla messa in scena di Natale in casa Cupiello interpretata e diretta da Fausto Russo Alesi. Ci vuole un bel coraggio a portare in palcoscenico questa commedia, indissolubilmente legata all'interpretazione di Eduardo. Credo infatti sia impossibile per chiunque separare autore e interprete. È sufficiente pronunciarne il titolo e si materializza ai nostri occhi lui, Luca Cupiello-Eduardo, con la sua coppola, i suoi occhiali sottili, la sua giacca lisa, il suo presepe, alla cui realizzazione si dedica con ostinata caparbietà. 

Certamente, soprattutto per chi come me, non ha avuto la fortuna di poterlo vedere sul palcoscenico, la decisione di lasciare una testimonianza registrata delle sue commedie più famose è stato un formidabile regalo che Eduardo ha voluto donare ai posteri. Tuttavia questi documenti rappresentano una sfida da far tremare i polsi a chiunque si voglia cimentare con i suoi testi poiché è inevitabile il confronto con le sue interpretazioni. 

Fausto Russo Alesi, classe 1973, diplomato alla Scuola Civica d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, ha raccolto la sfida e, per quanto insignificante possa essere il mio giudizio, io credo che l'abbia vinta in pieno. Bisogna dimenticarsi di Luca-Eduardo, così come di Concetta-Pupella, di Nennillo-Luca... è necessario liberare la mente e non cercare lo stanzone con il letto matrimoniale dove tutto inizia e tutto finisce. Russo Alesi ha infatti proposto una versione di questa commedia in forma di assolo, interpretando tutti i personaggi e facendoli dialogare tra loro moltiplicando se stesso. L'azione si svolge in un'atmosfera surreale, sfondo nero, su una piattaforma sopraelevata con un foro attraverso il quale l'interprete sale, entrando in scena direttamente dalla platea. Pochi oggetti sparsi su questo piano rialzato, un paio di scarpe da donna, uno sgabello, una tazzina di caffè, un barattolo con un pennello, la testa di terracotta di un Gesù bambino ed un lampadario appoggiato in un angolo.

sabato 6 dicembre 2014

Isabella, l'altra metà di Eduardo

Nei giorni scorsi, su iniziativa della Fondazione Valenzi, si è voluto celebrare Eduardo, a trent'anni dalla sua scomparsa, attraverso la figura di sua moglie, Isabella Quarantotti. Un ricordo tutto al femminile, tracciato da donne che hanno conosciuto quella che fu la sua compagna di vita per quasi trent'anni e fino alla sua morte. Titolo del convegno, "Dietro un grande uomo, una grande donna. Eduardo ed Isabella".

Nata nel 1921 e cresciuta in una famiglia di intellettuali, rimasta orfana in tenera età, Isabella è stata una donna animata per tutta la sua vita da una grande curiosità intellettuale. Fin da giovane si è accostata al teatro, alla scrittura, coltivando interessi e conducendo una vita piena e, per quegli anni, fuori dagli schemi. Ha viaggiato, non ha mai smesso di studiare, ha frequentato ambienti e persone intellettualmente stimolanti. Di una bellezza intensa e non convenzionale, si sposò giovanissima con Felice Ippolito, dal quale ebbe sua figlia Angelica. Divorziarono dopo pochi anni e lei sposò  il poeta inglese Alexander Smith, dal quale comunque si separò ben presto. Conobbe Eduardo nel 1956 e rimasero insieme fino sua alla morte. Fu una grande storia d'amore, di intesa intellettuale, di collaborazione lavorativa. Lei divenne addetta stampa della compagnia di Eduardo, scrissero insieme la sceneggiatura dell'originale televisivo "Peppino Girella", tratto dal racconto "Lo schiaffo" di cui lei era autrice e con il quale vinse nel 1960 il Premio Rieti. Si dedicò ininterrottamente alla scrittura, fu traduttrice di importanti autori inglesi ed ebbe un ruolo fondamentale anche nell'ultima, impegnativa fatica di Eduardo, la traduzione in napoletano del '600 de "La tempesta" di William Shakespeare. Fu lei infatti a realizzare la traduzione letterale del testo originale che poi Eduardo utilizzò per la versione in napoletano, un lavoro straordinario che lo impegnò negli ultimi mesi della sua vita.

domenica 23 novembre 2014

Quelle voci che non ci lasciano dormire

Ho già scritto lo scorso anno della commedia Le voci di dentro portata in scena da Toni Servillo. Una grande messa in scena, una messa in scena fedele all'originale anche se non ruffiana, emozionante e ipnotica, interpretata in maniera impeccabile e coinvolgente da un cast di attori che in alcun modo hanno fatto rimpiangere gli interpreti che tutti noi ricordiamo nella edizione televisiva di Eduardo, e che i più fortunati hanno potuto applaudire in teatro.

Qualche settimana fa la Rai ha realizzato una diretta televisiva dal Teatro San Ferdinando, dove Toni Servillo e la sua compagnia hanno riproposto la commedia che nella scorsa stagione ha avuto un enorme successo di pubblico e si è aggiudicata cinque premi alle Maschere del Teatro Italiano: miglior spettacolo della stagione 2013-14, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista (Peppe Servillo) e miglior attrice non protagonista (Chiara Baffi).

Personalmente amo moltissimo questa commedia, dalla quale ho mutuato anche il titolo di questo mio blog, ed ho ugualmente amato la messa in scena di Servillo. Da questa ho tratto alcuni momenti, quelli che mi hanno da sempre emozionato di più. 


«'E muorte so' assaie»
Siamo nel primo atto. I fratelli Saporito si sono introdotti in casa dei Cimmaruta i quali, ignari, non sanno che di lì a poco saranno arrestati con l'accusa di essere degli assassini. Alberto Saporito allude, parlando di coloro che, essendo morti per mano dei propri simili, non danno pace ai vivi. In questa scena uno straordinario Peppe Servillo accompagna, senza dire una parola, il monologo di suo fratello, con una espressività che lascia senza parole.



domenica 16 novembre 2014

«Isa Danieli racconta Eduardo»

Lo scorso 30 ottobre l'attrice Isa Danieli è stata protagonista di uno degli eventi organizzati dal Forum delle Culture per ricordare Eduardo a trent'anni dalla sua scomparsa.

Luogo dell'incontro è stato la Biblioteca Nazionale di Napoli, nella sala adiacente alla Sala Esposizioni dove, fino allo scorso 8 novembre è stata esposta la mostra "Tra le carte di Eduardo", una interessantissima raccolta di documenti originali recentemente donati dalla Fondazione Eduardo De Filippo alla Biblioteca Nazionale. L'archivio ha trovato la sua collocazione definitiva presso la sezione di Arti e Spettacolo Lucchesi Palli dove è in fase di sistemazione e la cui stanza della direzione sarà intitolata ad Eduardo.

Accanto al saggista Francesco Canessa e al direttore della Fondazione De Filippo, Francesco Somma, Isa Danieli oltre a condividere con i presenti i suoi ricordi personali legati agli anni in cui ha lavorato con Eduardo, ha interpretato brani di commedie, poesie, canzoni. Grazie alla presenza di Mariolina Cozzi Scarpetta, mi è possibile condividere alcuni momenti della sua esibizione.







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giovedì 6 novembre 2014

"Cantata delle parole chiare". L'omaggio a Eduardo dall'aula del Senato

Nel giorno del trentesimo anniversario della morte, l'aula del Senato è diventata, per una volta, palcoscenico di uno spettacolo degno di questo nome, in ricordo di Eduardo, nominato senatore a vita nel 1982 dal presidente Sandro Pertini per i suoi meriti in campo artistico e letterario. Entrato a far parte del gruppo della Sinistra Indipendente, si spese in particolare in favore del recupero dei giovani detenuti nei carceri minorili.

Suo figlio Luca ha guidato i presenti nell'aula e coloro che hanno potuto seguire la diretta televisiva, in un percorso a tappe nell'opera di Eduardo, spaziando tra commedie, poesie, riflessioni ed impegno civile. A dare voce alle sue "parole chiare" sono stati nomi importanti della scena italiana. La cerimonia si è aperta con un brano tratto dal poemetto Padre Cicogna, musicato da Nicola Piovani, ed è quindi proseguita con ricordi, testimonianze, omaggi.






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