sabato 11 dicembre 2010

11 dicembre 1948. Le voci di dentro

Nel 1948, dopo poche repliche della commedia La grande magia appena presentata, e sospesa quasi subito a causa della malattia di Titina, Eduardo scrisse in pochi giorni Le voci di dentro. Secondo varie testimonianze fu scritta nella stanza di un albergo milanese e provata in corso d'opera dagli attori della compagnia che ricevevano il copione con le nuove scene man mano che queste venivano scritte. Eduardo avrebbe per questo motivo partecipato solo alle ultimissime prove.
La commedia è lo specchio degli anni del dopoguerra, in cui sembrano essere cadute tutte le speranze di una rinascita dopo il disastro del conflitto, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra gli esseri umani. «Il sogno è la spia di un'inquietudine che ci attanaglia. I personaggi di questa commedia portano in sé l'ansia di una guerra appena finita, di violenze non dimenticate» (intervista di Eduardo a Giulio Baffi nel 1977). Quegli anni tra l'altro furono teatro di eclatanti fatti di cronaca nera, come ad esempio il caso della "saponificatrice di Correggio", o l'assassinio a Milano di una donna e dei suoi tre figlioletti, uccisi da Caterina Fort. Anche queste vicende, che colpirono in maniera particolare l'opinione pubblica, probabilmente ebbero una loro influenza sulla composizione della commedia.

Alberto Saporito, che insieme a suo fratello Carlo svolge il mestiere di "apparatore di feste", accusa i vicini di casa, la famiglia Cimmaruta, di aver ucciso il suo amico Aniello Amitrano. Insieme a Carlo organizza la loro cattura da parte delle autorità ma quando arriva il momento di presentare le prove del delitto - una scarpa, la camicia insanguinata - che gli assassini avrebbero occultato in casa, si rende conto che in realtà ha sognato il fatto. Questa sua convinzione però comincia a vacillare quando i Cimmaruta, dopo essere stati rilasciati, si recano uno alla volta in casa di Alberto per denunciarsi a vicenda: la zia accusa il nipote, il nipote la zia, il marito la moglie e viceversa. Anche la cameriera della famiglia si reca da Alberto per metterlo in guardia: i Cimmaruta stanno progettando di ucciderlo per impedirgli di presentare le prove. A tutto questo andirivieni assiste zi' Nicola, lo zio di Alberto che vive in un mezzanino ricavato nello stanzone in cui sono ammucchiate le sedie ed i materiali che rappresentano il piccolo patrimonio dei fratelli Saporito. Zì Nicola non parla, si rifiuta di farlo perché «Dice che parlare è inutile. Che siccome l'umanità è sorda lui può essere muto». Per esprimersi utilizza i fuochi artificiali e Alberto è l'unico che riesce a capirlo. Le uniche parole che pronuncerà saranno al momento della sua morte, quando, durante un litigio dei Cimmaruta, esclama «Per favore, un poco di pace!» e lancia il suo ultimo razzo, un bengala verde che annuncia la sua dipartita.

Poiché Aniello Amitrano sembra essere veramente scomparso, il brigadiere va da Alberto per arrestarlo in quanto accusato di non voler fornire le prove del delitto. Alla presenza di tutta la famiglia Cimmaruta però Alberto, dopo averli accusati nuovamente di essere degli assassini, fa entrare Amitrano, vivo e vegeto, che si era allontanato da casa per alcuni giorni a causa di un litigio con sua moglie. Le accuse sembrano quindi crollare ma Alberto potrà sfogare  il suo sdegno nei confronti di chi ha creduto possibile un delitto, tanto da metterlo "nel bilancio di famiglia". 





La commedia debuttò al Teatro Nuovo di Milano l'11 dicembre 1948 e fu poi rappresentata a Torino, Napoli e Roma. L'accoglienza fu molto buona anche se non entusiastica, soprattutto da parte della critica, per il suo pessimismo, per il suo essere allo stesso tempo una commedia realistica e simbolica, per l'ambientazione piccolo-borghese e non più popolare, per aver voluto superare la dimensione dialettale. Fu comunque molto apprezzato il personaggio dello zì Nicola, per il quale Eduardo si ispirò ad un personaggio realmente esistito: «In una vecchia raccolta di articoli c'è un pezzo di Ferdinando Russo che parla di un fuochista napoletano [...]. Era un poeta dei fuochi artificiali. [...] Aveva un suo modo d'esprimersi attraverso questa forma. Siccome io avevo bisogno di un personaggio che rappresentasse la saggezza (e la saggezza non può parlare), allora mi ricordai di zio Nicola [...] E nella commedia lo faccio parlare solo quando muore». La commedia fu ripresa molte volte negli anni successivi ed il suo successo andò aumentando, soprattutto a partire dagli anni '70 e dopo l'edizione televisiva realizzata nel 1978. L'ultima ripresa della commedia, nella stagione 1976-77 ebbe un successo straordinario; il pubblico si accalcava in lunghe file fin dall'alba per assicurarsi un posto in teatro. Il critico Renzo Tian scrisse su "Il Messaggero" il 21 gennaio 1977: «Rivedere dopo molti anni Le voci di dentro (nata nel 1948) vuol dire accorgersi che il grande Eduardo, quello più profondo e segreto (a cui questa commedia certamente appartiene) è un visionario che solo incidentalmente si esprime in termini realistici. La grande metafora delle Voci di dentro è appunto quella della visione. E una visione, più che un sogno, è quella di Alberto Saporito che "vede" un delitto accaduto. [...] E quello che succede dopo non è tanto la vittoria della visione o della realtà, ma il modo dialettico e drammatico che si accende tra i due poli».

Oltre all'edizione del '78 era stata registrata un'altra versione televisiva nel 1962 che però è andata persa. Ne fu realizzata inoltre anche una registrazione per la radio nel 1951. Nel 1966 fu girato un film dal titolo Spara forte, più forte… Non capisco! ispirato alla commedia, diretto dallo stesso Eduardo, che firmò la sceneggiatura insieme a Suso Cecchi D'Amico e interpretato da Marcello Mastroianni che però non ebbe alcun successo. La commedia fu messa in scena nel 1991 da Carlo Giuffrè e nel 2004 da Alfonso Santagata. Nel 2006-2008 è stata ripresa dalla Compagnia di Luca De Filippo, con la regia di Francesco Rosi.
  

Bibliografia
Eduardo De Filippo, Teatro, Vol. II, a cura di Paola Quarenghi e Nicola De Blasi (Mondadori - I Meridiani)
Fiorenza Di Franco, Eduardo (Gremese Editore)


3 commenti:

  1. ma Spara forte, più forte… Non capisco! è del 66'! ti devi essere sbagliata!

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