domenica 15 gennaio 2012

Il monumento

«Il Monumento è una strana commedia nell'arco, piuttosto coerente, dell'arte di Eduardo De Filippo. [...] Si tratta [...] di una commedia nera, di un misantropico attacco di malumore etico e civile. [...] È un apologo grottesco e paradossale, che fa spicco nella produzione di Eduardo, progressista amaro ma a senso unico. Per questo, dicevo, la commedia è strana, come un sussulto di sfiducia, di irritazione acritica, per un mondo che non ha luce di valori, e che lo spinge a innalzare un monumento alla sordida coerenza del maresciallo». Così commentava il critico Giorgio Prosperi sul quotidiano "Il Tempo" la commedia in tre atti Il monumento, all'indomani della sua messa in scena a Roma.

Scritta da Eduardo nel 1967, ma probabilmente l'idea era stata concepita nell'immediato dopoguerra, fu rappresentata per la prima volta il 25 novembre 1970 al Teatro la Pergola di Firenze, dopo un'anteprima dedicata agli studenti andata in scena il giorno precedente. L'elaborata scenografia è di Bruno Garofalo.

La storia è quella di Ascanio Penna, un ex maresciallo ausiliario del Regio esercito che vive da oltre vent'anni all'interno del basamento di un vecchio monumento danneggiato dalla guerra. Insieme a lui vivono la sua compagna Sabina e Nazareno, detto Paganini, un pover'uomo che per vivere si arrangia suonando il violino in strada. Ascanio conduce una vita da recluso ed esce dal monumento solo di notte. Questa strana abitazione la sera si popola di una folla di personaggi singolari, diventa luogo di ritrovo in cui passare la serata in compagnia, per mangiare le "pagnottelle" preparate da Sabina accompagnate da un bicchiere di vino e per ascoltare i racconti del maresciallo, che risalgono al tempo in cui lui ancora svolgeva il suo incarico in caserma. Questi racconti sono pieni di rimpianto per gli anni in cui si era dedicato con abnegazione al suo servizio, in cui era punto di riferimento per i giovani soldati, che lo chiamavano addirittura "mamma". Con l'arrivo dei tedeschi però tutto questo finì e lui si ritrovò dimenticato ed ai margini della società. L'unica persona che gli è rimasta accanto in tutti quegli anni è proprio Sabina, conosciuta giovanissima quando lavorava nello spaccio della caserma. Per tirare avanti la donna, all'insaputa di Ascanio, si prostituisce, mentre gli fa credere di riuscire a vivere grazie all'attività di "locale notturno" che si svolge all'interno del monumento.

Arriva però il giorno in cui ai due viene consegnata un'ordinanza di sgombero perché il suolo dove sorge quel che resta del monumento è stato acquistato da una società. Ascanio si rifiuta caparbiamente di abbandonare il suo rifugio.

ASCANIO: Ascanio Penna, Maresciallo Ausiliario, che per ventidue anni ha rispettato come sacro il giuramento fatto al Re e alla Patria, e ha servito il suo paese in pace e in guerra, che non si è mai prestato ai voltafaccia e ai tradimenti, da questa tana non esce! [...] Qua dentro non ci sono venuto a vivere, ci sono venuto a morire.

E infatti, durante l'ultima notte prima dello sgombero, Ascanio esce all'esterno, siede sulla sedia "savonarola" che un tempo doveva ospitare il personaggio a cui era dedicato il monumento e si lascia morire.

Quando Eduardo scrisse la commedia, per il personaggio di Sabina aveva pensato all'attrice romana Anna Magnani. Tra i due però sorsero una serie di incomprensioni che fecero naufragare la collaborazione. Altre candidate al ruolo furono Giuletta Masina e poi Valentina Cortese che, per motivi diversi, non accettarono la parte. Alla fine la scelta cadde su Laura Adani, anche lei attrice non napoletana.

Al suo debutto la commedia fu accolta nel complesso positivamente, soprattutto da parte del pubblico ed in particolare dalla platea dei giovani a cui aveva riservato l'anteprima. La critica non fu altrettanto unanime e alcuni lo accusarono di una certa ambiguità nel presentare un personaggio reazionario come Ascanio. Forse prevedendo accuse simili, Eduardo affida ad una nota introduttiva, anticipata da diversi giornali e poi inserita nella prima edizione a stampa per Einaudi del '71, una sorta di spiegazione: «[...] Ci sono sentimenti basilari per l'umanità, come l'amore tra uomo e donna, l'amore per i figli, quello per il proprio paese, sempre validi; l'intramontabile retorica di parte deforma i valori veri di questi sentimenti; l'umile, l'ignorante, lo "sprovveduto" crede fermamente a tale soprastruttura, e spesso, a costo di distruggere se stesso, continua a crederci [...]. Pur denunciando i valori "retorici" in opposizione a quelli "veri", pur non salvando lo "sprovveduto", non posso fare a meno di provare un moto di simpatia umana per chi rimane vittima della egoistica furbizia di coloro che hanno in mano il potere».

Nell'edizione rivista del 1977, Eduardo modifica il finale, che nella stesura originale era affidato alle parole che Sabina rivolge ad Ascanio, morto in cima a quello che ormai è divenuto il suo vero monumento. Nella nuova versione invece l'elogio funebre è affidato ad uno dei frequentatori del monumento che rende in maniera più esplicita la critica alla retorica ed al militarismo di cui si si era fatto portatore Ascanio Penna.

Dopo il debutto a Firenze Il monumento fu rappresentato all'Eliseo di Roma nel dicembre 1970, al San Ferdinando di Napoli nel marzo dell'anno successivo e poi mai rimessa in scena.


Bibliografia
Eduardo De Filippo, Teatro, Vol. III, a cura di Paola Quarenghi e Nicola De Blasi (Mondadori - I Meridiani)
Eduardo De Filippo, Cantata dei giorni dispari, Vol. III, a cura di Anna Barsotti (Einaudi)

3 commenti:

  1. Quante cose non conosco di Eduardo pur essendo anche io un appassionato delle sue commedie. Questa per esempio non la conoscevo. Ma esiste una registrazione per poterla vedere ?

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  2. Purtroppo no, non è stata registrata. E' comunque pubblicata nel terzo volume della "Cantata dei giorni dispari", edizione Einaudi con l'ottimo commento di Anna Barsotti

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  3. Neppure io ricordavo esistesse quest'opera di Eduardo.
    Peccato non poterne vedere nessuna rappresentazione con il Maestro.

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