mercoledì 4 luglio 2012

Tecnica e vocazione umana

«Recita sapendo tutto della recitazione (non si lascia sfuggire un'occasione scenica pur assorbendola nel rigore dello stile) ma effettivamente non recita. Esiste. E ciò è prodotto da una tecnica consapevolissima, nata dalla migliore tradizione del palcoscenico, unita a una vocazione umana dolorosa e irriverente, pietosa e sospettosa, fatalistica e sentimentale, renitente e confidenziale, che si risolve in continua testimonianza umoristica del mondo quotidiano».

(Roberto Rebora, Sipario, n. 190 febbraio 1962 - Recensione a Il sindaco del Rione Sanità)

giovedì 21 giugno 2012

Avimmo perza 'a chiave

PASQUALE [...] (Maria siede vicino al tavolo) ... come ci riduciamo... Che tristezza... Come finisce tutto l'entusiasmo, tutto l'amore. Mesi e mesi senza scambiare una parola, un pensiero... E pensare che uno, quanno iesce, p' 'a strada le pò capità qualunque cosa... Se pò gghì sott' a n'automobile, nu camionne... nu colpo 'e rivultella pe' sbaglio... Il pericolo di non rivedersi più! Ma niente, nun ce facimmo capace... E 'a quanto tiempo nun te sento parlà... Te ricuorde, Mari', quanno facevamo 'ammore? Ce guardàvemo dint' all'uocchie e nun parlàvemo per timidezza, ma cu' ll'uocchie ce dicévemo tanta cose. E io mi sentivo infelice, nel senso che mi sentivo goffo vicino a te, perché mi sentivo niente... E quanno uno se sente niente, tutto diventa più facile, più piacevole... Per qualunque cosa si trova il rimedio: pure 'a morte addeventa bella! Si scherza, si ride, senza quel preconcetto di superiorità... E invece no, s'ha da mantené 'o punto. E, forse, ci portiamo un cuore gonfio di amarezza, di tristezze, di tenerezze, che se solamente per un attimo riuscissimo ad aprire l'uno con l'altro... Ma niente... Ha da sta' chiuso, rebazzato... A nu certo punto se perde 'a chiave e va t' 'a pesca! Avimmo perza 'a chiave, Mari'!... (Si avvia triste).

Da "Questi fantasmi!", atto III, pagg. 178
(Cantata dei giorni dispari, vol. I, a cura di Anna Barsotti, Einaudi)

giovedì 14 giugno 2012

Bene mio e core mio

Per la stagione teatrale 1955-56 Eduardo presenta la novità Bene mio e core mio, commedia nella quale ripropone temi legati ai conflitti che si sviluppano all’interno della famiglia, in questo caso rappresentata da una coppia di fratello e sorella. Il titolo è mutuato da un’espressione tipicamente napoletana che lo stesso Eduardo spiegherà in una nota di regia inclusa nel programma di sala. L’espressione sta ad indicare i torti che in maniera inaspettata si subiscono, ad opera di familiari, per motivi di interesse mascherati da affetto disinteressato. Nella presentazione della edizione televisiva della commedia Eduardo aggiunse che «[…] noi vediamo tutti i raggiri, […] tutti i mezzi, tutti i sotterfugi che usano questi familiari per fare i propri interessi. È un gioco, una girandola. È una commedia abbastanza cattivella».

Protagonisti sono Lorenzo Savastano, un restauratore i quadri antichi, e sua sorella Chiarina. Entrambi non sposati, lui intorno ai cinquant’anni, lei passati da poco i quaranta, abitano nella grande casa appartenuta ai genitori ormai defunti,  riccamente arredata e portata avanti con estrema dedizione da Chiarina. La loro tranquilla quotidianità viene sconvolta nel momento in cui Lorenzo decide di apportare dei cambiamenti nell'appartamento. Chiarina sospetta che suo fratello abbia intenzione di sposarsi e di conseguenza intravede per se stessa un futuro di solitudine, non più padrona ma ospite nella sua stessa casa. Di fronte alla reazione estrema della sorella, che minaccia di gettarsi dalla finestra, Lorenzo prende la decisione di accettare un lavoro in America.

Durante i mesi della sua assenza la donna intreccia una relazione con il verduraio Filuccio, un giovane sveglio e dal carattere aperto che fa breccia nel cuore della triste Chiarina. La donna rimane incinta e teme la reazione di Lorenzo, che ha annunciato il suo ritorno a casa. I suoi timori tuttavia svaniscono quando si rende conto che suo fratello ha accolto con serenità la notizia. Filuccio dal canto suo dichiara di essere intenzionato a sposare Chiarina. Nel momento in cui si affrontano le questioni pratiche legate al prossimo matrimonio, Lorenzo inizia a sospettare che le intenzioni del giovane non siano del tutto disinteressate.

giovedì 24 maggio 2012

Tanti auguri, Eduardo

"Caro, carissimo Eduardo,
che cosa dirTi, in questa occasione, in questa ricorrenza lieta, che non suoni banalmente retorico oppure che non ripeta, con altre parole, quello che tanti […] Ti hanno detto e scritto in occasione del Tuo ritorno a Milano dopo tanti, troppi anni? Posso dirTi, per esempio, che cosa ha significato, per quelli della nostra generazione, che cosa avete significato Tu, Titina (l'adorabile Titina) e Peppino, quando eravamo, come si dice, ancora giovani. Era un misto di popolaresco e di verace, di credibilità naturalistica e di sublimazione etica, non veristica. Era una ventata, nella stagna ragnatela di quegli anni, venuta d'improvviso a portare un segno di lealtà nei confronti della storia, un segno di sicurezza nei confronti dell'individuo, un segno di «positività» (quanto risulta «datata» questa parola) nei confronti della società, per certi versi disperata ma non ancora nello sfacelo. […] Posso dirTi, per esempio, che «Adda passa 'a nuttata» per il teatro italiano non è solo una «battuta» teatrale, ma quasi una lezione di vita, una mesta contemplazione del passato e insieme uno sguardo verso un Domani che sia, speriamo, molto vicino all'alba piuttosto che agli anni avvenire. Perché, lo sai bene, Eduardo, veniamo da lontano, ma andiamo lontano. […] In questi giorni, nella nostra città, sei un altro Miracolo a Milano, così come lo sei stato e lo sarai, certo, domani in altri Paesi lontani. Perché il Tuo ridere e il Tuo piangere, caro Eduardo, non sono Tuoi, sono nostri. Sono il ridere e il piangere della Povera gent di Bertolazzi, sono i sentimenti umani degli uomini che ancora hanno un cuore, una volontà di fare, un rifiuto istintivo alla sopraffazione, al sopruso, all'ingiustizia. Posso dirTi, per esempio, che il mio augurio di oggi non va ai Tuoi ottant'anni di vita, anzi al Tuo quarto ventennio, ma al Tuo palcoscenico, alla Tua arte d'attore, al Tuo magistero umano, alla «lezione» che da tanto tempo vai impartendoci; e dunque all'augurio che dalla prossima stagione, ancora, si ripeta quel meraviglioso incontro con una Tua «novità»; sempre eguale e sempre diversa, come hai sempre fatto e come ci hai sempre insegnato a decifrare che la vita è così.
Con sincero affetto, con un po' di commozione, con un caldo abbraccio il Tuo
Giorgio Strehler"

(Giorgio Strehler, La Stampa, 24 maggio 1980)

sabato 17 marzo 2012

La mostra "Eduardo De Filippo. Vita e opere" (1986)

Qualche tempo fa ho avuto la possibilità di ospitare nel blog un intervento di Sergio Martin, uomo dai molteplici interessi in ambito culturale ed in particolare in ambito teatrale, che nel 1986 ha collaborato in qualità di coordinatore generale alla realizzazione di una importantissima mostra antologica su Eduardo. Curatore della mostra fu Graziella Buontempo Lonardi, che si è avvalsa della collaborazione di Paola Quarenghi, docente universitaria che negli anni ha dato numerosi ed importanti contributi agli studi sulla figura di Eduardo (basti pensare all'edizione critica delle "Cantate" pubblicata nella prestigiosa collana dei Meridiani), e dello scenografo Bruno Garofalo, che ha lavorato per anni insieme ad Eduardo creando le scenografie dei suoi spettacoli.

La mostra, dal titolo "Eduardo De Filippo. Vita e opere", fu allestita presso il teatro Mercadante di Napoli nel 1986, a due anni dalla scomparsa di Eduardo. Si trattò di un lavoro complesso ed accuratissimo per il quale furono raccolti centinaia di reperti, foto, locandine, abiti di scena, per fornire una panoramica la più ampia e completa possibile della vita di Eduardo a servizio del Teatro.

Qualche giorno fa su Youtube è stato pubblicato un interessantissimo video riguardante questa mostra. E' un po' lungo ma vale la pena di essere visto in quanto ripercorre, con testimonianze degli organizzatori, le fasi della realizzazione di questo importante evento.





Sullo stesso argomento:
Sergio Martin. Il recital di poesie al Pier Lombardo di Milano