sabato 6 novembre 2010

6 novembre 1959. Sabato, domenica e lunedì

Nel 1959 Eduardo trascorse i mesi estivi nell'isola di Isca insieme ad Isabella Quarantotti, quando il suo matrimonio con Thea Prandi era ormai quasi alla rottura definitiva. Durante quella vacanza scrisse la sua commedia Sabato, domenica e lunedì. Contrariamente a quanto avveniva di solito, il testo fu pubblicato sul numero di ottobre della rivista «Sipario», prima della messa in scena. I critici poterono quindi giudicarla innanzitutto dal punto di vista letterario, prescindendo dall'interpretazione e dalla regia di Eduardo.
Come già avvenuto in Mia famiglia, affronta il tema del cambiamento dei rapporti tra le generazioni e all'interno della coppia, sullo sfondo ancora una volta la crisi del dialogo. Si tratta di una commedia corale in cui vengono rappresentate tre generazioni che convivono  e che assomigliano ad una compagnia teatrale, a cui si affiancano i vicini di casa, il fidanzato della figlia, la cameriera e suo fratello.

Rosa e Peppino Priore sono una coppia che appartiene alla borghesia benestante, lui è un commerciante con un negozio di abbigliamento ben avviato. Hanno tre figli, Roberto, già sposato, Rocco e Giulianella che vivono ancora in casa. Fanno parte della famiglia anche Antonio, padre di Rosa, Raffaele e Amelia (zia Memè), rispettivamente fratello e sorella di Peppino, e Attilio, figlio della zia Memè. I tre atti corrispondono alle tre giornate del titolo.


La commedia si  apre nella cucina di casa Priore, dove Rosa è intenta a preparare il «rituale ragù» per il pranzo della domenica. Con l'arrivo di Peppino iniziano a trasparire le prime avvisaglie dei malumori che si vivono in casa e che si accentuano quando Rosa annuncia che per il pranzo del giorno successivo sono stati invitati anche i vicini di casa, il ragioniere Ianniello e sua moglie Elena.

PEPPINO (contrariato) Uno aspetta la domenica per passare una giornata in famiglia… nossignore ci vogliono i signori Ianniello a tavola.

Altri motivi di tensione si manifestano tra suocero e genero, tra Rocco e suo padre, che non accetta il fatto che il ragazzo stia aprendo un negozio per conto suo, tra Giulianella, che ha partecipato, incoraggiata dalla zia Memè, ad un provino in  televisione, ed il fidanzato Federico che non approva. Quando arriva il ragioniere che porta dei polipi «che piacciono tanto a donna Rosa», Peppino ha uno scatto di nervi. L'atto si conclude, dopo l'ennesimo litigio tra marito e moglie, sulle lacrime di donna Rosa che, dopo aver giurato di non mettere più piede in cucina perché «tutto quello che faccio in questa casa è perduto», torna vicino ai fornelli dove sta cuocendo il ragù ed inizia a spezzare gli ziti per il pranzo del giorno dopo.

Nel secondo atto tutta la famiglia, oltre al ragioniere e sua moglie, si riunisce intorno alla tavola. Si verifica qui l'avvenimento più importante della commedia. Peppino, che inizialmente non partecipa al rito del ragù domenicale, ad un tratto lascia esplodere la sua ira nei confronti del ragioniere che, secondo lui,  rivolge troppe attenzioni a sua moglie Rosa e, al culmine della rabbia li accusa addirittura di avere una relazione. A questa affermazione Rosa reagisce, accusando a sua volta Peppino di trascurarla e di non apprezzare il modo in cui lei ha portato avanti la casa e la famiglia. Alla fine dello sfogo, a cui tutti assistono allibiti, sviene.

Nel terzo atto ci troviamo in casa Priore la mattina presto del lunedì. Dopo gli avvenimenti del giorno precedente tutti si ritrovano a commentare quanto è accaduto. Sarà Giulianella a spiegare a suo padre il vero motivo del malumore di Rosa nei suoi confronti. Peppino allora affronterà prima Rocco, a cui per la prima volta mostrerà un interesse sincero per la sua nuova attività, poi il ragioniere Ianniello, a cui chiede pubblicamente scusa davanti a tutta la famiglia. Infine avrà luogo il colloquio chiarificatore e la riappacificazione con Rosa, alla quale confessa la sua gelosia, causata dalla freddezza della donna nei suoi confronti. Rosa non gli svelerà il vero motivo del suo distacco ma i due finalmente recupereranno un vero dialogo.

La commedia viene rappresentata per la prima volta il 6 novembre 1959 al Teatro Quirino di Roma. Accanto a Eduardo che interpretava Peppino, c'era Pupella Maggio, per la quale era stato scritto il personaggio di Rosa e che ebbe un grandissimo successo personale che quasi mise in ombra l'interpretazione di Eduardo stesso. Il pubblico accolse in maniera entusiastica lo spettacolo, premiato come miglior testo teatrale della stagione e che realizzò un record di incassi. La critica non fu altrettanto unanime nel valutare il lavoro, accusato da alcuni di rappresentare un «affresco di vita minore» e di non approfondire le tematiche sociali. Valutazioni migliori furono fatte dopo le rappresentazioni a Milano, Torino e Napoli dove, nella stagione successiva il ruolo di Rosa sarà interpretato da Regina Bianchi. A Milano, in particolare, andò in scena al Teatro Nuovo il 12 gennaio 1960, pochi giorni dopo la morte improvvisa della figlia di Eduardo, Luisella. In quella occasione la sua entrata in scena fu accolta da un lunghissimo applauso del pubblico. «Lui chinava la testa come per ringraziare, mentre le lacrime gli scendevano copiose sul viso» (Tino Dalla Valle, Il Resto del Carlino, 31 gennaio 1960).

A proposito della interpretazione di Eduardo in Sabato, domenica e lunedì, anni dopo Dario Fo, nel suo Manuale minimo dell'attore, scrisse: «[...] se ne stava laggiù in fondo alla scena a seguire in silenzio, con il solo sguardo, gli altri attori che si agitavano nella casa. Bastava quella sua presenza nell'ombra a catalizzare l'attenzione del pubblico. E quando veniva avanti in proscenio, parlando sommesso e accompagnandosi con due o tre gesti appena accennati, sentivi fermarsi il respiro di tutta la platea. Non c'era mai niente di descrittivo nel suo gestire e nella sua voce, niente di naturalistico, tutto era inventato in una straordinaria sintesi ed economia… e t'inchiodava alla sedia».

La commedia fu ripresa nella stagione 1969-70, fu registrata per la radio nel 1961 e ne fu fatta anche la versione televisiva nel 1962. Questa registrazione però è andata perduta insieme a quella di Sik-Sik l'artefice magico. Fu messa in scena anche a Londra, con la regia di Franco Zeffirelli. Nel 2002 Toni Servillo ne realizzò una fortunatissima ed apprezzatissima edizione insieme ad Anna Bonaiuto nel ruolo di Rosa.


Bibliografia
Eduardo De Filippo, Teatro, Vol. III, a cura di Paola Quarenghi e Nicola De Blasi (Mondadori - I Meridiani)
Eduardo De Filippo, Cantata dei Giorni Dispari, vol. II, a cura di Anna Barsotti (Einaudi)



Sullo stesso argomento:
Toni Servillo alla tavola di donna Rosa

7 commenti:

  1. che la ripresa televisiva sia andata perduta è davvero una vergogna

    RispondiElimina
  2. Come vorrei vedere la versione televisiva con Eduardo: solo quella era uguale al testo originale! Bhe, almeno possiamo ascoltare la versione radiofonica!

    RispondiElimina
  3. dove posso trovare la versione radiofonica?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si trova negli archivi della Rai che, in passato l'ha mandata in onda. Purtroppo non è reperibile, puoi fare un tentativo cercando in rete...

      Elimina
    2. su Trasmettiamo per voi c'è ma non ci sente.tu la riesci a sentire'?

      Elimina
    3. Mi spiace, non conosco questo sito

      Elimina
  4. se la rai la trasmettesse di nuovo, la registrerei subito. speriamo che la ritrasmettono!

    RispondiElimina

Grazie per aver visitato questo blog!